Rosole e pissacani

ROSOLE E PISSACANI
Di Ignazio Canesso

In questo periodo, i primi giorni di marzo (a parte il detto: marso el mato va descalso) “apiedi nudi si intende”.

Eravamo stanchi di portare le zoccole o le sgalmetre, quindi era un piacere correre per i terreni che erano stati arati in autunno e le gelate avevano frantumato le zolle.
Anche i prati cominciavano a verdeggiare, e le donne conoscevano bene le piantine commestibili, quindi cominciavano andare per i campi e prati a raccogliere Rosoe e Pissacani,  (rosole le tenere piantine che poi sarebbero diventate Papaveri, e i pissacani il Tarassaco: che produce quel bel fiore giallo intenso o i soffioni). Poi le orecchiete, le piantagini, e altro ancora.

Tempi andai

Quanto gai canbià. sti tenpi,
quando me mama

La sagra de Casae

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ALA FESTA DELA CANDELORA, LA SAGRA DEE NARANSE…LA SAGRA DE CASAE
Di Ignazio Canesso
Credo che l’avvenimento più importante di noi Ragazzi dagli 11 ai 15-16  anni che vanno dal 1940  al 1950 del secolo scorso, fosse proprio la sagra paesana.......

Erik Dalla Valle e il parco di villa Petrobelli a Bertipaglia

Oggi proponiamo ai nostri lettori una intervista tanto importante quanto particolare. Fino ad oggi ci siamo occupati del nostro territorio dal punto di vista del recupero della sua storia e della sua memoria, per poterne conservare le ultime vestigia rimaste e valorizzarle. Questa nostra pianura però propone ben altro e ben di più, se guardiamo anche all’aspetto naturalistico, anzi storico-naturalistico. Scopriamo così di avere avuto la fortuna che proprio qui abitassero e risiedessero personalità che hanno sempre avuto a cuore la conservazione dei loro luoghi intimi, persone per le quali la natura nella quale sono nati e vissuti ha costituito la memoria storica famigliare, un qualcosa che in qualche modo li ha tenuti uniti ai loro antenati che, come loro, hanno vissuto nei medesimi luoghi. È questo, dunque, il caso di quell’angolo fuori dal tempo che è via Merano e la villa Petrobelli, a Cà Murà di Bertipaglia dove, appunto, la storia si respira passeggiando in mezzo alla natura, una natura preservata e amorevolmente curata dal discendente dei Petrobelli, il signor Sergio Chiesa.
Oggi, però, sappiamo che in questi tempi moderni, dove tutto può essere trasformato in denaro, l’amore per un edificio storico, per un vecchio capitello, per un luogo, per un albero, per un parco non basta più. Per conservare, valorizzare e soprattutto preservare per le generazioni future bisogna studiare, catalogare, far conoscere a quante più persone possibili l’importanza di ciò che è giunto fino a noi perché così si crea una coscienza collettiva del bene comune; ad esempio, se ciò fosse accaduto 40-50 anni or sono, la nostra straordinaria Corte Benedettina, col suo brolo ed il muro di cinta, sarebbe ancora in piedi e costituirebbe di certo una grande attrazione, anche turistica.
Ecco, è questo l’aspetto che ci ha spinto a fare questa intervista ad Erik Dalla Valle, autore di una monumentale tesi di laurea proprio sul parco di villa Petrobelli, chi ci ha colpito -e non poco- per l’accuratezza con la quale è stata redatta.

Ma chi è Erik Dalla Valle?

Brusare la Striga

Con questo articolo Ignazio Canesso, depositario della memoria di una comunità, quella di Casalserugo e del suo circondario, autore di libri e divulgatore, inizia la sua collaborazione con il nostro sito.
Di questo lo ringraziamo sentitamente e offriamo ai lettori un tuffo in un passato ormai estinto ma ancora vivo nei ricordi di Ignazio, che ce li offre con l’amore e la passione di chi, in quei tempi, ci è vissuto, perché ci possiamo ricordare sempre chi eravamo.

Il primo contributo di Ignazio riguarda il giorno dell’Epifania, o la Befana. Si tratta di un appuntamento che da tempo immemorabile nel Veneto viene associato alla fine di un ciclo stagionale e l’inizio del nuovo, simboleggiato dal falò col quale per generazioni si è bruciata l’immagine della “vècia” ovvero l’anno trascorso, attraverso un rito collettivo allegro e coinvolgente, con al centro proprio il falò. Un appuntamento da non mancare, per grandi e piccoli, chiamato anche “pan e vin” o “pìroea paròea”.

BRUSARE LA STRIGA
Di Ignazio Canesso

Tra i tanti giochi, e semplici divertimenti di noi ragazzi (anni ‘45-‘50 del secolo scorso), un appuntamento tanto atteso e impegnativo era quello della sera della Befana per “brusare la Striga”. Impegnativo, perché dovevamo cominciare qualche giorno prima per cercare il materiale da ardere, come le sterpaglie, le canne e tutto quello che poteva bruciare; ma non era facile, perché tutto veniva raccolto per fare da mangiare, per fare la liscivia (issia) per il bucato, e per altri casi di bisogno.

Adesso xe fassie brusare la striga el di de la Befana,
altro che na volta se sercava in giro anca na cana.

Il sito neolitico di Maserà di Padova

RINVENUTI A MASERA’ I RESTI DI UN VILLAGGIO PREISTORICO DI OLTRE 7000 ANNI FA!

L’incredibile e importantissima scoperta, che riportiamo in esclusiva, viene confermata al massimo livello dall’intervista che ci ha gentilmente concesso il Soprintendente per l’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, il dottor Vincenzo Tinè, in merito a una campagna di scavi archeologici effettuati in un terreno adiacente alla nuova casa di riposo, in via Mons. Zane. 

Ma andiamo con ordine. Le prime voci di scavi archeologici, nei pressi dell’erigendo complesso della casa di riposo, ci sono giunte in piena estate scorsa. Abbiamo seguito per quanto possibile da lontano, rendendoci conto, però, che si trattava di qualcosa di molto importante, essendoci un via vai di personale addetto, perlomeno tre persone ogni giorno, della ditta Malvestio Diego, gli stessi che hanno lavorato ai famosi scavi padovani di Pediatria all’ospedale, effettuati nel 2022.
Si trattava quindi di archeologi professionisti che stavano operando secondo precise disposizioni della Soprintendenza nell’area che, da quanto a nostra conoscenza, ospiterà alcune opere idrauliche a supporto della lottizzazione.
Una zona parecchio vasta dunque, e ciò lascia presupporre che anche il sito fosse piuttosto esteso. Stiamo parlando, come ha dichiarato il soprintendente di un “contesto insediativo” databile all’incirca tra il 5000 e 5300 a.C., cioè il neolitico antico, ritrovamento raro in generale ma “particolarmente importante per la rarità di ritrovamenti così antichi nel Padovano”.