Maserà: Una foto, Una storia millenaria

processione anni 70

La foto che vedete, restaurata, è tratta da una pubblicazione in ricordo di Don Luigi Zane e ritrae un momento della processione che si svolgeva intorno alle mura della corte che qui infatti sono ben visibili: siamo negli anni sessanta del Novecento. Qualcuno, nemmeno troppo anziano, se lo ricorderà di certo. Ma che cos’era questa famosa corte? Quale fine abbia fatto questa “corte” purtroppo tutti la possiamo vedere, ma la mura che la cingeva per tutto il perimetro, quando è sparita?

Facciamo un salto indietro. Esattamente 1152 anni fa, il 2 maggio 874,......

Il noce pecan: albero simbolo di Ca’ Murà

Conoscere un territorio, valorizzarlo, difenderlo non è solo una questione di storia e di memoria, ma anche ambientale. Lo dimostra questo articolo del nostro socio e componente del direttivo, Erik Dalla Valle, fresco laureato al Bo in botanica con 110  e lode. La specie "esotica" del Noce Pecan, un albero introdotto a Cà Murà circa sessant'anni or sono e naturalizzatosi, ovvero adattatosi alle diverse condizioni che ha trovato rispetto al suo luogo di origine, dimostra come lo studio delle piante e il loro proliferare o meno, costituiscano una parte essenziale dei luoghi nei quali viviamo. Ecco quindi che, per la prima volta e molto volentieri, ospitiamo non già uno studio che riguarda documenti o fatti del passato ma qualcosa di "vivo" che va vissuto, del quale ci accorgiamo della mancanza o ne godiamo quando passiamo nelle campagne o nei boschetti.

Il noce pecan (Carya illinoinensis (Wangenh.) K. Koch) è una specie arborea della famiglia delle Juglandaceae (per intenderci, della ‘nogara’, il noce comune (Juglans regia L.)).

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Figura 1: a sx, esemplare di noce pecan (Carya illinoinensis (Wangenh.) K. Koch). A dx, esemplare di noce comune (Juglans regia L.)

Sono entrambe specie esotiche. La prima originaria dal Nord America e del Messico, principalmente, dalla zona sud-orientale degli Stati Uniti e dalla regione settentrionale del Messico. Tra l’altro, il nome scientifico Carya illinoinensis stesso è piuttosto esplicativo. Il noce comune, invece, è originario dell’Asia Minore e del Medio Oriente. 
Prima di procedere, è necessario capire cosa si intende per “esotico”?

La cittadinanza onoraria conferita dai nostri comuni a Benito Mussolini

casalserugo-24settembre1938

In foto  il passaggio di Mussolini a Casalserugo diretto a Candiana, 24 settembre 1938 - Arch. A.C.Maritan /CDSL

La concessione della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini: un’indagine campione su alcuni comuni del padovano (Albignasego, Cartura, Casalserugo, Due Carrare e Maserà)


Ricerca esclusiva di Franco de Checchi per “Casalserugo e dintorni” C.D.S.L. “Giuseppe e Leonino da Zara”.

1. Il contesto generale

La concessione della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini da parte di numerosi comuni italiani rappresenta un fenomeno emblematico della cultura politica e simbolica dell’Italia tra gli anni Venti e Trenta del Novecento. Tale pratica, apparentemente onorifica e amministrativa, assunse in realtà un forte valore politico e propagandistico che, inserendosi pienamente nelle strategie di legittimazione e sacralizzazione del regime fascista, rappresentava uno strumento di adesione formale al nuovo ordine politico. Dopo la marcia su Roma dell’ottobre 1922 e la progressiva trasformazione dello Stato liberale in regime autoritario, la figura di Mussolini fu oggetto di un intenso processo di personalizzazione del potere. In questo contesto, la cittadinanza onoraria a Mussolini assumeva un duplice significato: da un lato, ribadiva la fedeltà delle comunità locali al Duce, dall’altro, contribuiva a rafforzare l’immagine di Mussolini come “padre della patria”, legato simbolicamente a ogni città e paese della nazione.
L’onorificenza concessa a Benito Mussolini, all’epoca presidente del Consiglio dei Ministri, fu indubbiamente una decisione politica figlia della congiuntura storica, un provvedimento imposto dall’alto e funzionale a una narrazione ideologica volta a stabilire una linea di continuità tra il sacrificio della Grande Guerra, la violenza squadrista e la conquista del potere attraverso la marcia su Roma, determinando una netta cesura tra i sostenitori degli ideali fascisti e i loro oppositori, accusati di fomentare sentimenti antinazionali1. Per meglio comprendere la genesi e le motivazioni sottese alle iniziative per il conferimento del prestigioso titolo, è necessario, tuttavia, osservare tale provvedimento alla luce dei profondi mutamenti politici che interessarono l’Italia nei mesi precedenti, dei quali esso rappresentò una logica espressione e conseguenza........

Il congedo austriaco del soldato Vincenzo Grassivaro (1859)

copertina congedo

Un importantissimo documento di storia locale: il congedo austriaco del soldato di Maserà Vincenzo Grassivaro (1859).

Tra le testimonianze più uniche ed originali, di grande valore storico per ciò che riguarda Maserà (e non solo) va di certo annoverato il documento del quale parliamo ora, che abbiamo potuto vedere e analizzare in dettaglio. Si tratta di una grande pergamena di cm. 58x44 circa, rilasciata nel 1859 a Vincenzo Grassivaro, detto Garbo.

Come tutti i maseratesi sanno, la famiglia Grassivaro è stata molto presente nella vita del comune, almeno fino alla seconda metà del 1900, specialmente nella frazione di Bertipaglia. Ciò che resta della loro villa si trova ancora nel centro del piccolo borgo. Il nonno di questo Vincenzo, un altro Vincenzo Grassivaro, assieme a Giuseppe Lorigiola fu per molti anni gestore del nucleo sociale stesso di Bertipaglia, ovvero il pio istituto elemosiniere: nel 1838 Giuseppe Lorigiola figurava presidente e Vincenzo amministratore (1).

Come si viveva all'epoca dei "Casoni" ?

Casone ad Arzergrande

Foto: Casone nel comune di Arzergrande

Con una bella inchiesta del 1932, la rivista Padova ci fa sapere che, in quegli anni, i cosiddetti “casoni”, ovvero le abitazioni dei poveri contadini e braccianti agricoli, erano ancora un punto fermo del nostro paesaggio, “abitazioni” che stavano, come livello di igienico-sanitario, ancora nel Medioevo. Senza contare il comune di Padova, erano ancora ben 5000 i casoni e le case malsane che ospitavano qualcosa come 50.000 persone circa, anche se molte cosiddette “case” non erano in realtà molto diverse da essi in fatto di abitabilità. Se all’inizio degli anni ’30 del Novecento il numero di questi “ripari” era ancora così alto, bisogna tuttavia considerare che nel frattempo moltissimi erano stati abbandonati, grazie all’arrivo delle industrie che avevano richiamato manodopera dalle campagne.....