Bertipaglia e la sua villa scomparsa

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Qual'è il filo che lega assieme una villa veneta, il generale Bonaparte, il giovane Mozart  e il centro di Bertipaglia?

Avvertenza: questa non è una ricerca storiografica, non si è seguito un metodo scientifico e perciò va collocata nelle “curiosità storiche” accadute in questo territorio.

E’ successo che, come sempre, quando si va a scartabellare negli archivi in cerca di qualcosa, salta fuori invece un particolare, un dettaglio, una nota che nulla ha a che vedere con la ricerca che si sta facendo ma chissà perché viene spontaneo prenderne nota, un foglietto di carta che poi resta là in disparte anche per anni. Ad un certo punto, sempre per motivi imperscrutabili, scatta un collegamento, viene in mente proprio quella cosa che giace nel cassetto che così può diventare un discorso compiuto, o quasi.
E dunque, proprio questo accadde quella volta che, guardando il foglio di un vecchio mappale del catasto di Bertipaglia, mi si posò l’occhio su un dettaglio della piazza. Il foglio, molto bello e colorato, era stato redatto nel 1787 da uno dei periti padovani più in luce all’epoca, Sebastian Variani: un personaggio davvero importante che divenne anche “Alfiere” della città qualche anno più tardi......

Buona lettura

Dino Sbrozzi e la coltura del gelso

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di Cristina Ravara Montebelli, archeologa e amministratrice di YourBoost srls

La coltura del gelso a Maserà e dintorni

Avete notato che ci sono molti gelsi nel territorio del Comune di Maserà e dintorni? Forse no e forse non sapete neppure come sono fatti, quindi iniziamo a parlare della storia dell’allevamento del baco da seta a Maserà e dintorni, partendo dalla coltura del gelso e dalla raccolta delle loro foglie, che ne sono l’alimento.

La coltura del gelso: alcuni dati

Iniziamo con i dati storici più oggettivi e vicini cronologicamente a noi che abbiamo trovato, quindi dal primo “Censimento agrario del 1929 (Catasto Agrario)”, che registra la situazione delle “colture legnose specializzate e promiscue” in termini di superficie e di produzione sia a Casalserugo che a Maserà.
A Casalserugo troviamo....... Continua la lettura

Dino Sbrozzi e l’agricoltura a Casalserugo e dintorni

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Dino Sbrozzi (1873-1950) e l’agricoltura a Casalserugo e dintorni fra il 1901 e il 1908. Parte I
(a cura di Cristina Ravara Montebelli, archeologa e amministratrice di YourBoost srls)

Chi era Dino Sbrozzi e perché ne parliamo?
Dino Sbrozzi era un agronomo, nato ad Orciano di Pesaro 1873 e morto nella sua città natale il 25 ottobre 1950, quindi quest’anno ricorrono i 70 anni dalla sua morte.
Dopo aver frequentato il Regio Istituto Tecnico di Pesaro, si era laureato in Scienze agrarie presso la Scuola Superiore di Agricoltura di Portici nel 1895 e subito dopo la laurea, aveva ottenuto una borsa di studio come tirocinante presso la Cattedra Ambulante di Agricoltura Rovigo.
Dopo pochi mesi viene nominato Direttore della Cattedra Ambulante provinciale di Forlì con sede a Rimini, dove resta fino al 1901, quando diventa Direttore della Cattedra Ambulante di Padova e del periodico “Il Raccoglitore”, organo di stampa ufficiale della Cattedra padovana.

L'omicidio di Don Luigi Bovo

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Esattamente oggi, il 25 settembre 1944 veniva ucciso a Bertipaglia il parroco, don Luigi Bovo. Partendo dalla biografia di un nostro illustre concittadino, il medico e scrittore Tarcisio Bertoli, ho avuto modo di appassionarmi alle sue vicende personali che lo hanno visto, da fervente cattolico, comandante partigiano durante la resistenza (1943-45) proprio a Maserà e dintorni. Egli ha avuto modo di descrivere, romanzandole, molte vicende accadute qui, tra le quali mi ha molto colpito la storia dell’omicidio del parroco di Bertipaglia, Don Luigi Bovo, appunto: azione però mai rivendicata da nessuna formazione partigiana.
Bertoli allora celava la sua appartenenza alla lotta armata contro il nazifascismo con il fatto di essere studente in medicina (eserciterà la professione a Bertipaglia solo qualche anno, dopo la guerra, prima di trasferirsi a Villa Del Conte) e da quella posizione lui afferma di avere veduto tra i primi il cadavere del povero prete ed anche di avere curato il ragazzo, preso qualche mese dopo e accusato dell’omicidio; si trattava del ventunenne Artemio Zamborlin di Pontelongo che sarà giustiziato in piazza Bertipaglia l’otto di aprile del 1945.

Il XX settembre e gli italiani

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Il 20 settembre del 2020 cadranno i 150 anni esatti dalla famosa “breccia” di porta Pia, ovvero quando Roma fu sottratta al potere temporale dei Papi, divenendo in seguito la capitale d’Italia. Sul significato di questa ricorrenza, delle conseguenze che ciò ha comportato nell’immediato e che e si dilatano sino ai giorni nostri, ce ne parla in un breve saggio in esclusiva per Casalserugo e dintorni la professoressa Liviana Gazzetta, storica, presidente dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, delegazione di Padova, ricercatrice, autrice di numerosi saggi.

Una ricorrenza che non scalda i cuori. Il XX settembre e gli italiani

Tutto lascia capire che difficilmente il 150° anniversario della presa di Roma, che cade quest’anno, avrà il giusto rilievo nel dibattito pubblico. E non solo per colpa della pandemia. A differenza di altri momenti della storia nazionale, e anche della storia risorgimentale in senso stretto, la data del XX settembre non sembra aver fatto ‘breccia’ nella coscienza collettiva e nella simbologia nazionale.