Un archeologo di nome Leonino

Estratto di fotogramma da cinegiornale  Luce

…E se vi dicessi Capena?

Sicuramente il 99,9% dei nostri lettori risponderebbe: Che cos’è Capena? Bene, allora vi posso dire che Capena è un comune di circa diecimila abitanti, molto vicino a Roma, un po’ più a nord. Ancora non vi è chiaro cosa c’entra Capena con Casalserugo e dintorni? Aspettate, sarò più chiaro, sono certo che ora capirete al volo: prima di chiamarsi Capena, questo bellissimo luogo si chiamava Leprignano. E con questo mi pare di avere spiegato veramente tutto.

E va bene, smettiamo di giocare, anche se la storia, con i suoi curiosi intrecci, spesso si presta, anzi non sarebbe male tentare di spiegare la storia ai ragazzi delle scuole attraverso lo scherzo e, appunto, il gioco.

La scuola di quel tempo

Com’era la scuola quando la signora Maria stava tra i banchi?

In generale possiamo affermare che l’Italia degli anni Venti, quindi subito dopo la fine della Grande Guerra ( 1915-18), è un Paese essenzialmente agricolo, (infatti tutti, sia adulti sia bambini, erano impegnati nella ricostruzione e nel lavoro nei campi. La scuola viene, così, messa in secondo piano dalle famiglie, che hanno bisogno di braccia giovani).

Tuttavia, quando il Fascismo diviene a tutti gli effetti una realtà e comincia a interessare i diversi settori della vita, la scuola è uno dei primi luoghi ad essere coinvolto nella formazione civile e patriottica dell’individuo. L’introduzione della riforma Gentile (fine 1922/1923) prevedeva che gli alunni non fossero più visti solo come giovani monelli a cui era già tanto insegnare a leggere, a scrivere, alle buone maniere e ad inculcare loro un pizzico di sano nazionalismo, ma diventano, tanti potenziali soldatini, che un giorno saranno pronti a servire lo Stato nel processo di espansione coloniale del neo-nato Impero o, al fronte, in nuove possibili guerre.

Maria Dalla Pietà una storia lunga cento anni

Domenica pomeriggio, una giornata soleggiata di febbraio. Mentre faccio i due passi che separano la macchina da casa Vettorato ripasso un attimo le domande che devo fare. Vengo accolto con molta gentilezza da Francesco e Margherita, i figli della signora Maria, che se ne sta seduta comoda nella sua poltrona. Mi dicono che nonna Maria è un po’ preoccupata dell’intervista anche se a guardarla a me non sembra. Ai miei saluti risponde prontamente, con un bel dialetto nostrano che purtroppo non si può rendere con la scrittura.

Mi può dire nome e cognome?

Dalla Pietà Maria

E quando è nata?

Scandisce: sono nata il 20 settembre del diciassette.

Ah, 100 anni già compiuti, complimenti! E’ pronta? possiamo iniziare?

Sicuro!

Anche Cartura su Casalserugo e dintorni: perche' no?

Foto: Bartolomeo Breda, corografia dell'agro padovano, 1615, Padova Musei Civici (part.)

Premessa: quale territorio vogliamo raccontare

Cartura ha, con Masera' e Casalserugo, molto in comune. Del resto tutti e tre questi centri abitati condividono con tutti gli altri della campagna a sud di Padova storia e, si spera, memoria. Ed e' per questo che lentamente e speriamo inesorabilmente, questo sito tenta di allargarsi sempre di piu', perche' siamo convinti che al di la' di tutto c'e' una memoria preziosa da preservare.

Lo storico Selmin, negli splendidi volumi da lui curati (gli "atlanti storici della bassa padovana" del 2013) inserisce Cartura nella bassa ma non Masera' e Casalserugo;  questa e' solo una curiosita', una convenzione geografica dato che, al modesto parere di chi scrive, localita' come Cartura, Gorgo, Cagnola, Pernumia, Bovolenta, le due Carrare, Terradura, Masera', Bertipaglia, Casalserugo, persino Pontelongo sono troppo legate tra loro  per non parlare di una zona "unica", come giustamente faceva notare gia' nel 1988 il bel libro (poi ripreso e ampliato nel 2007) del consorzio delle Pro-Loco locali, che pero' includeva anche Albignasego e Piove di Sacco, questi ultimi due, secondo il mio parere, con storie parecchio diverse dal resto delle localita' citate.