Conoscere un territorio, valorizzarlo, difenderlo non è solo una questione di storia e di memoria, ma anche ambientale. Lo dimostra questo articolo del nostro socio e componente del direttivo, Erik Dalla Valle, fresco laureato al Bo in botanica con 110 e lode. La specie "esotica" del Noce Pecan, un albero introdotto a Cà Murà circa sessant'anni or sono e naturalizzatosi, ovvero adattatosi alle diverse condizioni che ha trovato rispetto al suo luogo di origine, dimostra come lo studio delle piante e il loro proliferare o meno, costituiscano una parte essenziale dei luoghi nei quali viviamo. Ecco quindi che, per la prima volta e molto volentieri, ospitiamo non già uno studio che riguarda documenti o fatti del passato ma qualcosa di "vivo" che va vissuto, del quale ci accorgiamo della mancanza o ne godiamo quando passiamo nelle campagne o nei boschetti.
Il noce pecan (Carya illinoinensis (Wangenh.) K. Koch) è una specie arborea della famiglia delle Juglandaceae (per intenderci, della ‘nogara’, il noce comune (Juglans regia L.)).

Figura 1: a sx, esemplare di noce pecan (Carya illinoinensis (Wangenh.) K. Koch). A dx, esemplare di noce comune (Juglans regia L.)
Sono entrambe specie esotiche. La prima originaria dal Nord America e del Messico, principalmente, dalla zona sud-orientale degli Stati Uniti e dalla regione settentrionale del Messico. Tra l’altro, il nome scientifico Carya illinoinensis stesso è piuttosto esplicativo. Il noce comune, invece, è originario dell’Asia Minore e del Medio Oriente.
Prima di procedere, è necessario capire cosa si intende per “esotico”?
In ambito delle scienze naturali per specie esotica si intende una specie la cui presenza in un’area geografica è dovuta alle attività e comportamenti volontari o involontari da parte dell’uomo oppure sono arrivate da un’area geografica dove sono considerate aliene, senza che l’uomo abbia contribuito alla loro diffusione (Richardson et al., 2000; Pyšek et al., 2004).
Il noce pecan, rispetto, al noce comune, però, si differenzia per il periodo temporale d’introduzione in Europa e in Italia, definendo il noce pecan come una “neofita”, ovvero, una specie esotica introdotta dopo l’espansione europea in America (1492), mentre, il noce comune è una cosiddetta “archeofita”, quindi, una specie esotica introdotta prima dell’espansione europea in America (1492) (Pyšek, 1995).
Il noce pecan risulta essere stato introdotto in Italia approssimativamente negli anni ’60 del Settecento come riportato dall’estratto della memoria letta alla Reale Accademia di scienze, lettere ed arti di Padova, il 3 luglio 1887, di Giovan Battista De Toni, denominato “Intorno ad alcuni alberi e frutici ragguardevoli esistenti nei giardini di Padova” (De Toni, 1887), proprio all’interno di uno dei siti UNESCO della nostra meravigliosa Padova: l’Orto Botanico di Padova, e lo stesso esemplare morì nel 1920 (Bean, 1976; Sutton & Crowley, 2020),

Figura 2: Estratto della pubblicazione di G.B. De Toni “Intorno ad alcuni alberi e frutici ragguardevoli esistenti nei giardini di Padova” del 1887. In rosso, è evidenziato il nome del noce pecan, che all’epoca era Carya olivaeformis Nutt, oggi sinonimo di Carya illinoinensis (Wangenh.) K. Koch. Fonte: PHAIDRA Collezioni Digitali del Sistema Bibliotecario dell’Università degli Studi di Padova (https://phaidra.cab.unipd.it/o:75206).
Invece, il noce comune è una specie introdotta in Europa già dal VII-V secolo a.C., come testimoniato nella celeberrima opera di Plinio il Vecchio: “Naturalis historia” e per questo, erroneamente, considerata autoctona da molti.
Ma questo articolo non ha l’obiettivo di fare un confronto tra le due, bensì, concentrarsi sul ruolo che il noce pecan ricopre nel territorio e nei dintorni di Ca’ Murà.
Gli esemplari più vecchi di Ca’ Murà si trovano all’interno del parco di Villa Petrobelli, villa veneta di metà Seicento, dove il proprietario, il Conte Sergio Chiesa Petrobelli li mise a dimora già negli anni ’60 del Novecento. Negli anni successivi, nella ormai decadente serra nel retro del parco, Sergio ha avuto la premura di riprodurre numerosi esemplari della specie, molti dei quali furono donati ad amici, parenti e vicini nella zona di Ca’ Murà e anche in altre zone di Bertipaglia poco distanti da Villa Petrobelli.
Sergio si accorse che questa specie si sviluppava senza grosse problematiche nel nostro territorio, nonostante il nostro clima sia diverso da quello dell’areale d’origine. Tant’è che la specie è riuscita a naturalizzarsi. Cosa significa naturalizzarsi?
Le specie esotiche, una volta che vengono introdotte in un paese al di fuori del loro areale d’origine hanno due strade percorribili: sopravvivere o morire. Se riescono a sopravvivere, superando gli ostacoli ambientali locali (clima, attacchi parassitari, competizione con le specie native per le risorse, caratteristiche stazionali e pedologiche, ecc.), la specie viene considerata “esotica casuale”, ovvero, una specie con esemplari che possono fiorire e riprodursi sporadicamente all’interno di un’area geografica o al di fuori di una zona di coltivazione (es. vivai) o di messa a dimora (es. piantagioni, alberature stradali e ornamentali per il verde pubblico), ma che non si perpetuano a causa della loro incapacità di generare delle popolazioni in grado di autosostenersi. Pertanto, solo la ripetuta introduzione di nuovi esemplari garantisce la loro persistenza.
Altre specie esotiche, invece, sono in grado di passare la barriera ambientale (locale) e anche la barriera riproduttiva, divenendo a tutti gli effetti delle specie “esotiche naturalizzate”, ovvero, quelle specie esotiche che formano delle popolazioni in grado di riprodursi e di autosostenersi per diversi cicli vitali (o per almeno dieci anni) senza o nonostante l’intervento diretto dell’uomo, grazie a materiale di propagazione (semi, tuberi, bulbi, frammenti di rizomi e stoloni, polloni, ecc.) che è in grado di svilupparsi autonomamente dalla pianta madre. Queste specie non necessariamente invadono ambienti naturali, seminaturali o antropizzati. Solo un piccolo numero di queste, nel tempo, può divenire invasiva, quindi, una sottocategoria delle specie esotiche naturalizzate che producono una progenie altamente numerosa e produttiva in grado di diffondersi a distanze ragguardevoli dalle piante madri (> 100 m) e di diffondersi potenzialmente in un’area geografica molto vasta in breve tempo:
- In meno di 50 anni dal momento dell’introduzione (per quelle che si diffondono principalmente per seme, quindi, per via sessuale);
- Con un rateo maggiore di 6 metri ogni 3 anni (per quelle specie che si diffondono, principalmente, per via vegetativa con rizomi, stoloni, polloni radicali o altre tipologie di fusti striscianti).

Figura 3: Schematizzazione degli ostacoli e barriere che le specie esotiche devono affrontare dopo l'introduzione in un nuovo ambiente per essere riconosciute come casuali, naturalizzate o invasive) (da Richardson et al., 2000).
Per dare un’idea delle specie esotiche che riescono a naturalizzarsi e a divenire invasive è stata proposta una regola estremamente semplice, la cosiddetta “Tens rule” (Regola dei Dieci): “di tutte le specie importate in un nuovo habitat, solo il 10% riescono a sopravvivere, il 10% di quelle sopravvissute riesce a stabilirsi con successo (specie esotiche naturalizzate) e soltanto il 10% di quelle naturalizzate diventano invasive” (Williamson & Brown, 1986; Williamson & Fitter, 1996). Questa regola è molto spannometrica, infatti, fu contestata da molti autori che sostenevano che essa sottostimava fortemente il rischio connesso alle specie invasive, alterando negativamente la percezione delle persone e dei policymakers. Questi autori, quindi, aumentarono la percentuale da 10% a 25% per invertebrati e piante, mentre, al 50% per i vertebrati (Jeschke & Pyšek, 2018).
In Italia, il noce pecan è una specie casuale in Veneto, grazie alla segnalazione di importanti esperti botanici (Masin R., Favaro G. & Camuffo A.) (Alterio et al., 2023), proprio nel borgo di Ca’ Murà, e nel Lazio, grazie alla segnalazione lungo le sponde del fiume Tevere (Iamonico & Nicolella, 2024). In Puglia, invece, viene coltivato per la produzione dei prelibati frutti, le noci pecan (Ferrara et al., 2023). In Europa risulta essere naturalizzata in Spagna (Balada, 1983 e 1985, Royo, 2006) e a Malta (Mifsud, 2007), mentre, risulta casuale a Cipro (Hand et al., 2022).
A Ca’ Murà, però, alcuni esemplari piuttosto giovani sono stati osservati negli anni, pertanto, con l’occasione dello studio delle specie esotiche legnose in rinnovazione all’interno del Parco di Villa Petrobelli e nelle aree limitrofe, sono stati ottenuti dei risultati interessanti che permettono di promuovere il noce pecan da specie esotica casuale a naturalizzata, nel territorio di Ca’ Murà.
All’interno del parco sono state eseguite delle aree di saggio dove sono stati rinvenuti diversi esemplari in rinnovazione di noce pecan. Infatti, osservando anche i dati delle altre specie esotiche rinvenute, la maggior parte di esse mostravano un pattern di rinnovazione simile, ovvero, con gli esemplari in rinnovazione al di sotto o nelle zone strettamente vicine alle piante madri. Infatti, grazie al censimento del 2023 sulle specie arboree e arbustive all’interno del parco di Villa Petrobelli, è molto semplice verificare quanto appena affermato confrontando la posizione delle piante madri e degli esemplari in rinnovazione (es. per il moro degli osagi (Maclura pomifera (Raf.) C.K. Schneid.), il loto americano (Diospyros virginiana L.), la saponaria indiana (Sapindus saponaria var. saponaria L.)). Le uniche specie che si discostano da questa tendenza sono le ormai ubiquitarie: robinia (Robinia pseudoacacia L.) e ligustro lucido (Ligustrum lucidum W. T. Aiton), quest’ultima prossima a rientrare nell’elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale 1. Il noce pecan, invece, nella maggior parte dei casi ha mostrato il comportamento delle altre specie esotiche del parco, però, qualche esemplare è stato rinvenuto a distanze ragguardevoli dalle piante madri, probabilmente, anche grazie alla diffusione dei frutti da parte di uccelli e/o piccoli mammiferi (es. scoiattoli, presenti con diversi individui all’interno del parco).

Figura 4: Rappresentazione del rilievo con transetti a griglie e vertici (a sx) e con transetti a raggiera (a dx) svolto all’interno del Parco di villa Petrobelli al fine di determinare la rinnovazione delle specie esotiche legnose.
Un ulteriore studio è stato svolto all’esterno del parco, lungo gli assi stradali di via Ca’ Murà (in entrambi le direzioni sud-nord, ovvero, dall’incrocio con Via Merano sino all’incrocio con via Ronchi, e in direzione est-ovest, partendo sempre dall’incrocio con Via Merano sino all’incrocio con via Casolina), Via Merano (divisa in due parti: la prima parte asfaltata dinanzi alle mura della villa e la seconda parte a sentiero che si congiunge con via Beccara) e via Bengasi.
- - - - - - - - -
1 Regolamento (UE) 2014/1143 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, recante “Disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive”. URL: http://data.europa.eu/eli/reg/2014/1143/2019-12-14 (Data di accesso: 02-04-2026) e successivo Regolamento d’esecuzione (UE) 2016/1141 della Commissione, del 13 luglio 2016 e ss.mm.ii., che adotta un “Elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale in applicazione del regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio”. URL: http://data.europa.eu/eli/reg_impl/2016/1141/oj (Data di accesso: 02-04-2026).

Figura 5: Viabilità con specificazione delle strade rilevate durante lo studio nei dintorni del Parco di Villa Petrobelli al fine di determinare la rinnovazione delle specie esotiche legnose.
Lungo gli assi stradali sono stati svolti dei punti di rilievo, equidistanti 20 m l’uno dall’altro, all’interno dei quali sono state svolte due aree di saggio (uno per lato della strada) ed un rilievo speditivo per area di saggio dove sono stati registrati anche quegli esemplari al di fuori delle aree di saggio, in modo tale da avere un quadro complessivo più esaustivo.

Figura 6: Esempio in via Merano della disposizione lungo l'asse stradale dei punti di rilievo, nei quali sono state svolte due aree di saggio (una per lato della strada) e un rilievo speditivo per ogni area di saggio.
Questo ha permesso di verificare anche come si distribuiscono le specie esotiche lungo il gradiente “distanza” dal centro del parco di Villa Petrobelli, lungo gli assi stradali.

Figura 7: Distribuzione delle varie specie alloctone lungo il gradiente “distanza” durante i rilievi svolti all’esterno del parco di Villa Petrobelli lungo gli assi stradali. Nell’asse delle x è rappresentata la distanza ad intervalli di 10 m ciascuno. Nell’asse delle y, invece, è presente il numero di esemplari. Sono stati proposti alcuni ingrandimenti per evidenziare la presenza del noce pecan (abbreviato nel grafico in “CarIll”) lungo tutto il gradiente della distanza. Per una maggiore risoluzione dell’immagine consultare il seguente link: https://shorturl.at/mW8SI.
Come si vede dall’immagine, il numero di esemplari e di specie esotiche ha un andamento decrescente lungo la distanza, quindi, man mano che ci si allontana dal parco, le specie e gli esemplari esotici diminuiscono. L’unica specie che si trova lungo tutto il gradiente è il noce pecan che, ancora una volta, è l’unica specie tra le esotiche (escluse sempre la robinia, il ligustro lucido e l’ailanto (Ailanthus altissima (Mill.) Swingle, ampiamente presenti in tutto il territorio) per la quale sono stati rinvenuti esemplari in rinnovazione anche a distanze elevate dalle piante madri.
Questo risultato non sorprende particolarmente perché, come detto in precedenza, nei decenni scorsi, molti sono stati gli esemplari di noce pecan che Sergio stesso ha messo a dimora al di fuori dei confini del parco e che ha donato ad amici, parenti e vicini, i quali li hanno messi a dimora nei giardini o lungo le vie dinanzi alle loro abitazioni.
Un esempio lampante è il filare alternato da noci pecan e farnie (Quercus robur L.) che costeggia via Bengasi, nel lato della diramazione dello scolo Ca’ Murà, il quale è composto da esemplari di dimensioni notevoli per entrambe le specie citate.

Figura 8: Via Bengasi con vista verso sud, dove si può vedere il filare alternato di esemplari di noce pecan (Carya illinoinensis (Wangenh.) K. Koch) e farnia (Quercus robur L.) alla sinistra della strada, appena al di là della diramazione dello scolo Ca’ Murà.
Altro esempio, sono i numerosi esemplari che si trovano nelle aree verdi all’entrata del resort “Ca’ Murà, Natura e Resort” e nella casa rurale (la cosiddetta “boarìa”) dei Petrobelli, la quale è posizionata alla prima curva di Via Ca’ Murà in direzione est-ovest, proprio dove si trova il piccolo maneggio privato.

Figura 9: Via Ca’ Murà (Dir. Est-Ovest) con vista verso sud, dove si può vedere sulla destra il piccolo bosco dove si rinvengono numerosi esemplari di noce pecan dinanzi alla casa rurale “boarìa” Petrobelli.
Queste piante, per la maggior parte dei casi, sono state messe a dimora negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, come gli esemplari che si vedono nel meraviglioso filare davanti alle mura di Villa Petrobelli, i quali sono stati messi a dimora da Sergio per sostituire gli ormai morenti esemplari di platano (Platanus × hispanica Mill. ex Münchh.) che furono attaccati dall’agente patogeno del cancro colorato del platano (Ceratocystis platani (J. M. Walter) Engelbr. & T. C. Harr.), che proprio a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 decimò gran parte dei platani presenti a Padova (e non solo). Stessa sorte spettò anche agli incantevoli platani che ornavano il Prato Della Valle.

Figura 10: Vista del filare di noci pecan. Nell’immagine di sx, il filare si trova sulla sinistra, in quanto la vista di Via Merano è in direzione ovest, mentre, nell’immagine di dx, il filare, in veste primaverile, si trova sulla destra, in quanto la vista di Via Merano è in direzione est.
Alla luce di quanto appreso da questi studi recenti, il noce pecan non è, per ora, una specie che minaccia la biodiversità e gli ecosistemi circostanti, in quanto la sua capacità di diffusione è piuttosto limitata dal contesto prevalentemente agricolo in cui si cala il borgo di Ca’ Murà. La “sterilità” vegetale, ovvero, la mancanza di siepi ed esemplari isolati di alberi e arbusti lungo i campi, i quali, in passato, erano molto più utilizzati per marcare, soprattutto, i confini degli appezzamenti dei contadini, e le pratiche agronomiche meccaniche e chimiche intensive attuate sui nostri campi ostacolano fortemente l’affermazione e la diffusione delle specie esotiche, eccezion fatta per quelle specie ormai diffuse ovunque in tutto il territorio provinciale, regionale e nazionale (robinia, ailanto, ligustro lucido, su tutte).
Ecco che il parco di Villa Petrobelli, nonostante l’elevata numerosità di specie esotiche (il 75% delle specie totali rinvenute nel censimento del 2023), non è una pressione per la natura del nostro territorio, anzi, è un patrimonio verde di elevatissimo valore ambientale e storico-culturale che ha bisogno di essere valorizzato e tutelato. Il magnifico filare di noce pecan dinanzi alla villa è, a tutti gli effetti, un unicum in tutta la regione e anche a livello nazionale, in quanto non si hanno informazioni di altri filari simili in Italia. Sperando che in un futuro molto vicino si riesca ad inserirlo all’interno dell’Elenco degli Alberi Monumentali d’Italia 2, all’interno del quale è possibile inserire anche filari e non solo singoli esemplari, al momento conferiamo alla specie Carya illinoinensis, il titolo di “Specie Arborea Simbolo” dell’incantevole borgo, senza tempo, di Ca’ Murà.
- - - - - - - - -
2 È segnalato un esemplare di noce pecan monumentale nel giardino della vicina Villa Busetto, nella località Giarabassa, nel comune di San Giorgio in Bosco (PD), con un’altezza di 37 metri e un diametro di quasi 137 cm (430 cm di circonferenza), quindi, anche il filare dinanzi alle mura della villa potrebbe rientrare, non tanto per le dimensioni, ma per l’unicità (Criterio di monumentalità: Pregio paesaggistico), la rarità botanica (Criterio di monumentalità: Pregio naturalistico) e la valenza simbolica per il nostro territorio (Criterio di monumentalità: Pregio storico-culturale-religioso).
Erik Dalla Valle
(Per chi volesse approfondire lo studio sulla rinnovazione delle specie esotiche legnose all’interno del parco di Villa Petrobelli e nelle aree limitrofe, è consultabile a questo link: https://thesis.unipd.it/handle/20.500.12608/105250 ).
BIBLIOGRAFIA
Alterio, E., Argenti, C., Baro, E., Bordin, G., Campagnaro, T., Camuffo, A.,...Villani, M. (2023). Segnalazioni floristiche venete: Tracheofite 595-631, Briofite 32-43. Natura Vicentina, 23, 71-95.
Balada, R. (1983). Observacions forestals a les comarques del Maestrat i el Montsià. Collectanea Botanica, 14, 31-37. Retrieved from https://bibdigital.rjb.csic.es/records/item/12009-collectanea-botanica-barcelona-vol-14
Balada, R. (1985). Els Arbres de la Ribera. Amposta: Ajuntament d'Amposta.
Bean, W. (1976). Trees and Shrubs Hardy in the British Isles (VIII ed., Vols. 1, A-C). London, UK: John Murray.
De Toni, G. (1887). Intorno ad alcuni alberi e frutici ragguardevoli esistenti nei giardini di Padova. Padova: Tipografia Giovan Battista Randi. Retrieved from https://phaidra.cab.unipd.it/detail/o:75206?mode=full&tab=98
Ferrara, G., Lombardini, L., Mazzeo, A., & Bruno, G. (2023). Evaluation of Pecan [Carya illinoinensis (Wangenh.) K. Koch] Cultivars for Possible Cultivation for Both Fruit and Truffle Production in the Puglia Region, Southeastern Italy. Horticulturae, 9(2), 13 pp. doi:10.3390/horticulturae9020261
Hand, R., Hadjikyriakou, G., & Makris, C. (2022). New noteworthy records of flowering plants in Cyprus (1995–2022). Cypericola, 22, 1-12.
Iamonico, D., & Nicolella, G. (2024). Carya illinoinensis (Juglandaceae), new to the Italian alien woody Flora and second record for continental Europe. Journal of Botanical Taxonomy and Geobotany: Feddes Repertorium, 135(2), 156-159. doi:10.1002/fedr.202300040
Jeschke, J., & Pyšek, P. (2018). Tens Rule. In J. Jeschke, & T. Heger, Invasion biology: hypotheses and evidence (Vol. 9, pp. 124-132). CABI.
Mifsud, S. (2007, Ottobre). Carya illinoinensis. Retrieved 10 27, 2025, from Online Flora of the Maltese Islands (2002-2025): https://maltawildplants.com/JUGL/Carya_illinoensis.php
Pyšek, P. (1995). On the terminology used in plant invasion. In P. Pyšek, K. Prach, M. Rejmánek, & M. Wade, Plant invasions: General aspects and special problems (p. 263 pp.). Amsterdam, The Netherlands: SPB Academic Publishing.
Pyšek, P., Richardson, D., Rejmánek, M., Webster, G., Williamson, M., & Kirschner, J. (2004). Alien plants in checklists and floras: towards better communication between taxonomists and ecologists. Taxon, 53(1), 131-143. doi:10.2307/4135498
Richardson, D., Pyšek, P., Rejmánek, M., Barbour, M., Panetta, F., & West, C. (2000). Naturalization and invasion of alien plants: concepts and definitions. Diversity and Distributions, 6(2), 93-107. doi:10.1046/j.1472-4642.2000.00083.x
Royo, F. (2006). Flora i vegetació de les planes i serres litorals compreses entre el riu Ebro i la serra d'Hirta. Barcelona: Universitat de Barcelona. Retrieved from https://hdl.handle.net/2445/36104
Sutton, J., & Crowley, D. (2020). Carya illinoinensis (Wangenh.) K. Koch. Retrieved marzo 31, 2026, from International Dendrology Society Trees and Shrubs Online: https://www.treesandshrubsonline.org/articles/carya/carya-illinoinensis/
Williamson, M., & Brown, K. (1986). The analysis and modelling of British invasions. Philosophical Transactions of the Royal Society of London. Series B, Biological Sciences, 314(1167), 505-522. doi:10.1098/rstb.1986.0070
Williamson, M., & Fitter, A. (1996). The Varying Success of Invaders. Ecology, 77, 1661-1666. doi:10.2307/2265769


