i Melzi e i Da Zara

zuccherificio di pontelongo
I MELZI E I DA ZARA
Due famiglie nella Bassa Padovana tra Ottocento e Novecento
Di Maria Caterina Lovison
PARTE SECONDA: LE DISPUTE TRA LATIFONDISTI, LO ZUCCHERIFICIO DI PONTELONGO E LA FERROVIA

Tra Otto e Novecento, l’amministratore del tenimento di Correzzola era Ernesto Grigoletto, un mero esecutore della volontà dell’onnipresente procuratore Rougier di cui la duchessa si fidava ciecamente. Lei d’altra parte si interessava poco del “feudo” e delle altre ingentissime proprietà che aveva ereditato dal secondo marito Lodovico Melzi, nel 1886.
La nobile signora viaggiava moltissimo, in tutta Europa. Si recava nelle località termali più rinomate, in Italia e all’estero. Si era appassionata a questo tipo di villeggiatura subito dopo il matrimonio con Lodovico Melzi, incoraggiata dal procuratore del duca, Marcello Rougier. La duchessa era assidua anche delle capitali europee, prediligeva Parigi e Londra. Amava viaggiare in treno e in carrozza col “tiro a quattro”. Era amante dei cavalli, conosceva e faceva allevare esemplari delle razze più pregiate anche a Correzzola, dove aveva una scuderia e un deposito di carrozze da fare invidia. L’antica Corte benedettina era stata trasformata in Villa Melzi, la duchessa Josephine ci veniva per un paio di settimane all’anno,con un seguito di circa venti persone, sempre d’inverno, perché temeva la malaria.

duchessa josephine melzi

Ritratto della duchessa Josephine Melzi d’Eril Barbò copyright M.C.Lovison

Grigoletto, buon conoscitore del tenimento e dei suoi problemi, nonché dei proprietari confinanti, fungeva da “ambasciatore” nei casi in cui si doveva tentare qualche compromesso, specie in materia di acque.
Il contenzioso con i Da Zara ebbe il suo apice tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Le cause però risalivano a molti anni addietro. Riguardavano soprattutto una macchina idrovora, nelle proprietà Da Zara, che Rougier riteneva “abusiva”. Essa continuava a scaricare acque nel canale consorziale Rebosola (vedi mappa del consorzio) che andava a tracimare all’interno della proprietà Melzi. Naturalmente Da Zara non era l’unico a creare questo inconveniente. A lui si aggiungevano altre macchine, situate nelle proprietà limitrofe del principe Giovannelli, del barone Treves, del conte Donà dalle Rose, dei Tassi, dei Talpo e di altri.

Tutto il territorio a sud dei Colli Euganei aveva subito gravi sconvolgimenti con la grande alluvione del 1882. Nonostante gli imponenti lavori di ripristino dei canali e delle idrovore, gran parte dei terreni di tutti i proprietari in questione erano rimasti a lungo improduttivi e spesso vallivi per anni.
Negli ultimi anni dell’Ottocento ebbe una recrudescenza la famosa vertenza Altipiano, un contenzioso che durava da più di un trentennio e che vedeva come protagonisti quasi tutti i latifondisti della Bassa Padovana.
Il progetto del canale aveva avuto inizio nel 1876, con l’intento di liberare dalle acque il Retratto di Monselice. Lo scavo dell’Altipiano doveva inoltre far giungere le acque dei Pratiarcati nel canale Paltana a Correzzola. I lavori si fermarono alle porte del tenimento Melzi nel 1882, a causa dell’alluvione, ma ripresero nel 1886, nonostante l’ostilità dell’ingegner Rougier, del Consorzio di Bonifica Bacchiglione – Fossa Paltana, dei sindaci dei comuni di Pontelongo, Agna, Candiana, Arre, Conselve e Correzzola.
Un elaborato progetto alternativo proposto da Rougier, per far defluire le acque lungo la sponda sinistra del Bacchiglione, venne respinto proprio da Romanin Jacur, senatore e viceministro, deus ex machina di tutti i lavori di bonifica della Bassa Padovana. Rougier, pur essendogli amico, non glielo perdonò mai.

mappa consorzio bacchiglioneMappa del consorzio di bonifica del Bacchiglione Fossa Paltana, anni '20 del '900

A Correzzola l’Altipiano portava “acque forestiere” in una zona già soggetta a intasamento, aggravando la situazione di terreni assai permeabili, in parte ancora vallivi e malarici. Il canale, più alto sul piano di campagna, produceva una serie di infiltrazioni, di flussi e riflussi, che causavano l’inquinamento dei pozzi lungo l’asse di scorrimento. Le opere annesse, arginature e ponti, costruite in modo imperfetto, cominciarono subito a cedere e a creare innumerevoli danni .
Nonostante la levata di scudi, la costruzione del canale Altipiano venne portata avanti con una serie di modifiche rispetto al progetto iniziale, nel 1889 e alla fine, pur avendo scontentato tutti, il Ministero dei Lavori Pubblici approvò il progetto Zanovello e la conclusione degli scavi dell’Altipiano per far confluire le acque dei Pratiarcati fino alle Botti delle Trezze (Brondolo,) attraverso il territorio del Consorzio Bacchiglione - Fossa Paltana, nel 1904.

E’ proprio nei primi anni del Novecento che tra i Melzi e i Da Zara intercorrono rapporti piuttosto burrascosi, dovuti come sempre al deflusso delle acque e all’utilizzo delle idrovore abusive.
Nonostante un’infinita serie di tentativi di trattativa, Grigoletto non riuscì a convincere l’agente Toffanello a schierarsi dalla parte della duchessa nella feroce controversia con Treves e Donà dalle Rose.
Nelle lettere a Rougier, Grigoletto si lasciava spesso andare a commenti velenosi circa la “triade ebraica”, costituita da Treves, Romanin Jacur e Da Zara che continuavano a sostenersi l’un l’altro pur sapendo di fare un torto alla duchessa Melzi.

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Giuseppe Da Zara – © Archivio Generali Trieste

Ma saranno anche altri interessi a intrecciare in maniera sempre più fitta i rapporti tra i Da Zara e la duchessa Melzi nel primo decennio del Novecento. Il primo “grande affare” fu quello dello zuccherificio di Pontelongo e il secondo fu quello della Società Veneta Ferrovie.
Marcello Rougier, nella sua qualità di procuratore della Melzi e di ingegnere provetto, seguì fin dall’inizio il progetto della società belga per la costruzione di uno zuccherificio nel Padovano. Agì in fase preliminare anche quando il luogo venne scelto. Si adoperò affinché venisse studiato da esperti agronomi il bacino bieticolo e la rete delle vie di comunicazione. L’impianto doveva necessariamente sorgere lungo il fiume Bacchiglione, sia per avere a disposizione grandi quantità d’acqua, sia per il trasporto fluviale delle barbabietole. Vennero valutati alcuni siti tra Pontelongo e Correzzola. Alla fine si decise di costruire lo stabilimento in una proprietà dei Da Zara a Pontelongo, lungo il confine con il comune di Correzzola. Sia i Da Zara che Josephine Barbò Melzi, furono tra i primi azionisti della società belga.
Secondo Rougier, la partecipazione della Melzi alla “Sucrerie et Raffinerie de Pontelongo” inaugurata nel 1910, fu un ottimo investimento, anche perché la vicinanza dello stabilimento garantiva notevoli possibilità di sviluppo al latifondo. La barbabietola, all’inizio veniva però vista con sospetto dagli agricoltori, legati alle colture del frumento e del granoturco da tempo immemorabile. Rougier perciò fece venire a Correzzola i più esperti agronomi, tra cui il professor Poggi, per convincere i contadini della resa assai più conveniente della barbabietola rispetto a tutti i cereali. Moltissimi furono i contatti tra Rougier e il primo direttore dello zuccherificio,l’ingegnere belga Carlo Griere.

Con l’apertura dello zuccherificio di Pontelongo il traffico fluviale aumentò considerevolmente. L’instancabile ingegner Rougier aveva studiato il percorso del fiume già nel 1907 e aveva redatto un progetto intitolato “Padova porto di mare”, appoggiato pure da Romanin Jacur, rimasto però lettera morta per mancanza di fondi. Nel 1910 elaborò un altro progetto, che prevedeva l’allargamento del tratto navigabile tra Battaglia e Brondolo. Ma anche questa volta non se ne fece nulla a causa delle scarse risorse finanziarie del Ministero, che ormai aveva puntato tutto sullo sviluppo delle ferrovie.
La delusione di Rougier fu terribile. Ma è proprio sul terreno delle ferrovie che si dovevano intrecciare ancora gli interessi tra la Melzi e i Da Zara. Questa volta Rougier mantenne un atteggiamento piuttosto distaccato anche se obbediente ai voleri di “Sua Eccellenza” la duchessa.

Marcello Rougier

Marcello Rougier- arch.coll.privata

Era in ballo la costruzione della linea ferroviaria Piove – Adria, gestita dalla “Società Veneta Ferrovie” guidata dal senatore Breda, ma da poco passata nelle mani del commendator Da Zara. La duchessa, pur sconsigliata da Rougier, desiderava che la ferrovia attraversasse la sua proprietà anche se in maniera marginale. Incaricò dunque Rougier stesso di preparare il tracciato di una deviazione della linea che inizialmente non prevedeva il passaggio per Correzzola. Rougier lo preparò pur ritenendolo un obbrobrio, anzi pensando che tutta la linea fosse inutile e poco remunerativa.
La deviazione proposta dalla Melzi fu accettata dalla Società Veneta. Il 18 aprile 1910 Rougier fu convocato a Padova dal senatore Levi Civita per una riunione di tutti gli interessati,ma preferì mandare al suo posto l’amministratore Grigoletto. Così fece anche per la successiva riunione dell’8 luglio quando si trovava, in compagnia della duchessa, alle terme di Carlsbad, in Ungheria.
Si può dire che la partita sia stata interamente gestita da Grigoletto, perché Rougier non partecipò nemmeno alla riunione definitiva, prima dell’inizio dei lavori, che si tenne a Padova sotto la presidenza Da Zara. Questa volta Rougier si trovava a Parigi, come sempre al seguito della duchessa. Grigoletto riferì del varo del progetto che avvenne in un clima di grande diffidenza. I lavori della ferrovia ebbero inizio il 20 gennaio 1914. Rougier morì nell’ottobre dello stesso anno, a Milano, dopo essere stato nominato sindaco di Correzzola per l’ennesima volta (era stato sindaco per 32 anni).
Nemmeno la duchessa vide l’inizio dei lavori della ferrovia a Correzzola. L’ultima sua visita risaliva al 1913. Dopo la morte di Rougier, pur avendo nominato il nuovo procuratore Giuseppe Guglielmetti, la Melzi non venne più a Correzzola, forse anche a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale e dei disordini che l’avevano preceduta.
Il tenimento venne venduto da Josephine Melzi, nel 1919, a una società presieduta dai conti Bonacossa di Vigevano, che procedettero al frazionamento e alla vendita dell’intero latifondo nel decennio successivo.
Questa breve carrellata storica sugli intrecci tra i Da Zara e i Melzi si conclude con un’amara constatazione riguardo al destino di entrambe le famiglie. Sia pure con dinamiche diverse, nei primi decenni del Novecento, gli immensi patrimoni fondiari dei Melzi e dei Da Zara si dissolsero, ora a causa di una lite senza fine tra eredi, ora per una folle gestione dei beni. Di questi due giganti dell’economia ottocentesca, nella Bassa Padovana non sono rimasti che i cocci di qualche ricordo sbiadito.

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Bibliografia
M. C. LOVISON, I Melzi d’Eril a Correzzola. Crisi e liquidazione di un latifondo, Padova 2020
M. C. LOVISON, Un contratto d’affitto “a fuoco e fiamme” nel Tenimento Melzi di Correzzola alla fine dell’Ottocento, in “Saccisica Studi e Ricerche”, 3 (2008)
E. CHIARETTO, Storie nella storia di Maserà, 2018
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© Maria Caterina Lovison
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Tutti i diritti riservati. Foto copertina "Zuccherificio di Pontelongo 1912" coll. privata Casalserugo e dintorni