
Nella foto una veduta di Padova allagata da Ponte S. Agostino verso riviera Paleocapa
120 anni fa, il 16-17-18 maggio 1905: la devastante alluvione di Padova e provincia.
Il 16-17 e 18 maggio del 1905 sono date da ricordare per Padova e tutta la provincia. Lo stesso si potrebbe dire di Vicenza e del vicentino, del trevigiano e del veronese. Dopo una pioggia torrenziale da giorni ininterrotta, il 16, a Vicenza, straripano all’unisono il Bacchiglione, il Retrone, il Tesina e l’Astico: la città viene allagata. Subito dopo tocca a Padova. Già il 17 i giornali parlano di vasti allagamenti. Si deve ricorrere al servizio barche “in via Conciapelli, Mugnai, Brancaleone, Savonarola, ecc.”. Tutte le frazioni del comune subiscono la stessa sorte: Montà, Brentelle, Brusegana, Terranegra, Ponte di Brenta, Arcella, Mortise, ecc. I soldati dell’esercito devono faticare per mettere in salvo le persone. Paura per i cavalli della scuderia Breda a Ponte di Brenta: i cavalli rischiavano di annegare, per fortuna si sono potuti mettere in salvo anche loro. Danni incalcolabili ovunque. Praticamente tutta la provincia rischia di diventare un immenso lago. Sempre il 17 la “Gazzetta di Venezia” scrive che a Limena e Fontaniva il Brenta continua a crescere minaccioso, mentre nella bassa e nei colli la situazione si presenta già drammatica; lo stesso giornale scrive anche che a Maserà il canale di Cagnola è salito a 4,46 metri. Il 17 la situazione si aggrava sia in città che fuori. Ancora i giornali del 18 parlano di un unico lago formatosi tra il ponte dei Graissi e Noventa. Centinaia di persona in città e fuori impossibilitati a muoversi chiedono da mangiare, la croce rossa lancia una prima sottoscrizione.
Per ciò che riguarda più strettamente la nostra zona a sud del capoluogo è il 17 maggio che Il Cagnola rompe gli argini a Pontemanco così come esonda anche il Roncajette. Il commendatore Giuseppe da Zara invia circa 200 suoi uomini agli ordini del Sinigaglia per i primi interventi di aiuto e di sistemazione degli argini divelti. Decine e decine di persone, tra Maserà, Casalserugo, le Carrare e zone limitrofe, si ritrovano senza tetto e senza raccolti. I giornali, ancora, descrivono una situazione nella quale in certi punti l’acqua tocca persino i 5 metri di altezza, come nell’alluvione del 1882. Come primo intervento, Giuseppe da Zara fa distribuire 20 quintali di farina da polenta, dalla sua agenzia alle famiglie rimaste senza niente. Nei giorni seguenti, forte della sua influenza come banchiere ed imprenditore il da Zara chiede ed ottiene di essere ricevuto a Roma dal ministro del Tesoro Ferraris, così che una commissione governativa giunge in breve tempo ai Patriarcati per verificare il disastro: 8000 campi allagati, decine e decine di poveri casolari distrutti. Qualche settimana più tardi, al consiglio comunale di Maserà il commendatore, da Roma, invia la seguente lettera all’allora reggente, il marchese Orologio:
“Prego il marchese Orologio di riferire quanto successe l’ultima quindicina dello scorso maggio quando cioè le acque molto lentamente, coprendo il nostro Patriarcato, invasero campi e casolari fino alla chiesa di Ca' Murà e dalla strada Casolina. Ricordo le scene strazianti da allora in cui famiglie intere dovettero abbandonare le loro abitazioni e ricoverare sugli argini o presso amici e parenti. A memoria d’uomo giammai si ricorda tanta acqua e tanti danni da ella prodotti. La popolazione impossibilitata a procurarsi sussistenza con lavoro quotidiano fece appello al municipio il quale, dopo avere provveduto di barche e battelli, dovette provvedere anche di pane. Eletta apposita commissione, questa vagliò le condizioni economiche delle famiglie allagate e diede ordini ai rivenditori del paese di consegnare a ciascuna una cesta di farina gialla”.
Va fatto notare che questo disastro non solo padovano ma veneto, suscitò un dibattito parlamentare che sfociò in una nuova legge per l’aiuto alle popolazioni colpite da simili calamità.

Nella foto Padova allagata da ponte Paleocapa verso Ponte S. Agostino.
Fonti: “La Patria del Friuli”, “La Gazzetta di Venezia” “La Provincia di Padova”, “Il Veneto” (17-18 maggio 1905); E. Chiaretto “Storie nella storia di Maserà” Susil, 2018.
Nelle straordinarie foto Fiorentini: due vedute di Padova allagata:
Da Ponte S. Agostino verso riviera Paleocapa, da ponte Paleocapa verso Ponte S. Agostino.
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