I Melzi e i Da Zara

panorama corte ducale melzi
I MELZI E I DA ZARA  
Due famiglie nella Bassa Padovana tra Ottocento e Novecento  
Di Maria Caterina Lovison
PARTE PRIMA: DA NAPOLEONE AL CONSORZIO DI BONIFICA BACCHIGLIONE FOSSA PALTANA

Con questo articolo abbiamo il piacere e anche l’onore di annoverare tra i nostri nuovi collaboratori una studiosa di prim’ordine per quanto riguarda la storia locale: Maria Caterina Lovison, da tutti conosciuta nel sud est padovano come “la Maestra Caterina”.  Formatasi alla scuola del celebre prof. Paolo Sambin dell’Università di Padova, è tra i soci fondatori di numerose associazioni, riviste di studio di storia locale. Ha organizzato mostre, convegni, e moltissime iniziative culturali. Lovison è stata tra le prime persone a capire l’importanza del recupero della corte benedettina di Correzzola, dando alle stampe con altri, nel 1981, un volume corredato da molte (sue) fotografie. Le vicende della corte, anzi del “feudo” di Correzzola con i suoi protagonisti (tra i quali i Melzi) sono state il focus delle sue ultime pubblicazioni.

Trovate la bio-bibliografia di Maria Caterina Lovison nella pagina chi siamo, clicca il link accanto "chi siamo".
Buona lettura  
Lo staff di Casalserugo e dintorni.

L’Ottocento post napoleonico fu per tutta la Bassa Padovana un periodo di grande cambiamento. Alcune località che per secoli erano state dipendenze benedettine dell’abbazia padovana di Santa Giustina, come Correzzola, Maserà e Legnaro, avevano subito le conseguenze della soppressione degli enti monastici, che si erano tradotte nella confisca e nella vendita dei beni fondiari e delle corti agricole.  
La tenuta di Correzzola aveva avuto una sorte un po’ diversa dalle altre, perché appena sottratta al controllo dei monaci, era stata donata da Napoleone a Francesco Melzi d’Eril di Milano. Il grande “feudo” rimase perciò ancora unito, in tutta la sua estensione, che comprendeva ben cinque paesi, per un altro secolo.  
Dal momento della donazione, avvenuta nel 1807, ci vollero però ben 35 anni prima di vedere un Melzi in carne ed ossa a Correzzola. Tutto veniva svolto dai plenipotenziari.  
Napoleone aveva firmato l’atto di donazione a Francesco Melzi nel momento forse più alto del suo apogeo.

Si trattava di un gesto di riconoscenza. I fatti risalivano al 1797, quando Bonaparte, per merito del Melzi, era riuscito ad entrare a Milano senza combattere. Nella appena costituita Repubblica Italiana, Melzi aveva ricoperto la carica di vice-presidente (il presidente era Bonaparte stesso, sempre assente, quindi tutto il potere era nelle sue mani). Francesco Melzi continuò ad avere un ruolo di rilievo anche quando Napoleone divenne Imperatore e la Repubblica Italiana si trasformò in Regno d’Italia, di cui era viceré Eugenio Beaurnehais. Negli anni della dominazione francese, Melzi si fece costruire, da un architetto svizzero, una sontuosa villa sul Lago di Como, a Bellagio e fece ristrutturare il suo palazzo a Milano, in zona Cavalchina.  
Poco prima della caduta di Napoleone, Francesco Melzi lasciò in eredità i beni e il titolo di Duca di Lodi al nipote Giovan Francesco, il quale si trovò a gestire la controversa conferma del “feudo” da parte degli austriaci. Cosa che, inaspettatamente, avvenne nel 1817. Giovan Francesco Melzi però non godeva di buona salute, morì nel 1832, lasciando come erede Lodovico, un bambino di soli 12 anni, che venne affidato alle cure di Giacomo Mellerio, un personaggio molto in vista nella Milano asburgica, era infatti vice governatore.

Si devono quindi a Mellerio le attenzioni per il latifondo di Correzzola, che sicuramente non era in buone condizioni, poiché la manutenzione della bonifica era stata trascurata per decenni. E’ a lui che si deve la preparazione del progetto di costruzione di un’idrovora a vapore, un’opera modernissima per l’epoca, che venne costruita poco dopo la sua morte, in località San Silvestro di Civè, nel 1857.  
Appena completata l’idrovora, Lodovico Melzi, attratto da altri interessi, principalmente nell’ambito delle ferrovie, affittò l’intero “Tenimento di Correzzola” (tredicimila campi) ai conti Zucchini di Bologna che completarono il prosciugamento della tenuta con ulteriori impianti a vapore. 

ritratto giacomo mellerio

G.Molteni ritratto del conte Giacomo Mellerio - collezione ospedale maggiore, Milano 1849 (wikipedia)

Quella del controllo delle acque era sempre stato un problema per Correzzola, fin dai tempi dei benedettini, che a partire dal lontano 1129, avevano tentato con ogni mezzo di liberare le paludi che andavano dalle sponde del Bacchiglione a quelle dell’Adige. Tra la metà del Quattrocento e la fine del Cinquecento erano riusciti a portare a termine una colossale opera di bonifica e a dare al paesaggio agrario della bassa pianura un assetto che ancora oggi è sostanzialmente rimasto intatto.  
Nel periodo ottocentesco, la collaborazione che i benedettini erano riusciti a instaurare nei secoli precedenti con i proprietari confinanti, soprattutto a monte, venne meno. La gestione delle acque ne risentì in maniera drammatica.  
La proprietà dei Melzi a Correzzola era la seconda in ordine di grandezza in provincia di Padova, ma si trovava nella posizione più sfavorevole, perché in essa confluivano le acque dei fiumi Bacchiglione e Adige e di tutta la fascia a sud dei Colli Euganei.  
Il Consorzio di Bonifica Bacchiglione Fossa Paltana viveva in un continuo esercizio di equilibrio tra i vari soci proprietari che cercavano principalmente di favorire i propri interessi, infischiandosene delle conseguenze che provocavano le immissioni delle loro acque nei canali consorziali, che spesso finivano per tracimare dentro alla proprietà Melzi. I correttivi non bastavano, i fondi per innalzare gli argini dei canali consorziali erano sempre insufficienti. Da questa situazione che si protraeva da decenni erano nate delle liti furibonde tra proprietari confinanti che sfociavano spesso in denunce e citazioni in tribunale.

Nell’ultimo ventennio dell’Ottocento a Correzzola la proprietaria era la duchessa Josephine Melzi d’Eril Barbò, il suo procuratore era l’ingegner Marcello Rougier. I proprietari confinanti erano i Tassi, il principe Giovannelli, il barone Treves de’ Bonfili, la contessa Albrizzi, il patrizio veneto Donà dalle Rose, i Da Zara.

ritratto di Lodovico Melzi

Ritratto del duca Lodovico Melzi d'Eril (wikipedia)

Erano latifondisti di un certo livello e tutti, appena possibile, avevano costruito delle idrovore più o meno abusive, per liberare dalle acque in eccesso i loro terreni, senza curarsi del possibile intasamento dei canali consorziali. Tutti erano rappresentati all’interno del Consorzio di Bonifica, ciascuno in proporzione dei beni posseduti. I Melzi erano i più importanti, ma nulla potevano davanti all’alleanza degli altri contro di loro. Ad ogni rinnovo del direttivo consorziale si ripetevano contatti sottobanco, manovre, cambi di strategia, accuse, fino ad arrivare alle minacce e alle denunce. Non mancavano intimidazioni e perfino episodi di corruzione da parte dei funzionari del Consorzio stesso.  
Il carteggio tra l’amministratore generale del tenimento di Correzzola e il procuratore della duchessa Melzi è lo specchio di una situazione quasi ingestibile durata più di quarant’anni e risolta soltanto a partire dal 1919, data in cui la duchessa Melzi decise di vendere l’intero tenimento.  
Le trattative tra le varie amministrazioni dei latifondisti venivano condotte dalle seconde linee, cioè dagli amministratori e dai fattori. Grigoletto per la Melzi, Fornasari per l’Albrizzi, Deganello per i Treves e Toffanello per i Da Zara.  
A volte erano contatti tranquilli, altre volte invece delle vere e proprie battaglie. Di tanto in tanto si intromettevano proprietari più piccoli, ma non meno rissosi. Quando gli amministratori finivano nella posizione di stallo, intervenivano i proprietari in persona. A questo proposito si ha notizia di un incontro, nel 1904, a Milano, a palazzo Melzi d' Eril, tra la duchessa e Giuseppe Da Zara, alla presenza dell’ingegner Rougier.

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Bibliografia
M. C. LOVISON, I Melzi d’Eril a Correzzola. Crisi e liquidazione di un latifondo, Padova 2020 
M. C. LOVISON, Un contratto d’affitto “a fuoco e fiamme” nel Tenimento Melzi di Correzzola alla fine dell’Ottocento, in “Saccisica Studi e Ricerche”, 3 (2008) 
E. CHIARETTO, Storie nella storia di Maserà, 2018
© Maria Caterina Lovison 
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Tutti i diritti riservati. Foto copertina "Panorama Corte Ducale Melzi" coll. privata Casalserugo e dintorni