Novecento a Pontemanco, la mostra e gli eventi

Una recensione e un primo bilancio
Per degli appassionati di storia locale come noi, certo non poteva passare né sotto silenzio né senza la nostra presenza fisica, un appuntamento come questo, rari come sono.
Sabato 27 luglio si è conclusa la prima fase degli eventi che caratterizzano la mostra fotografica  “Novecento a Pontemanco” (vedi orari in appendice).
Dopo l’inaugurazione di Venerdi 19, dedicata al taglio del nastro, opportunamente corredata di inquadramento storico/critico a cura di Caludio Grandis e Giovanni Ricci, e abbellita (splendidamente) dalla proiezione delle foto sulla facciata della villa Grimani-Fortini, Casalserugo e dintorni era presente anche, per l’appunto, sabato scorso al secondo evento primo della pausa agostana (la mostra rimane aperta).
Dobbiamo distinguere due filoni: la mostra in sé e gli eventi, due cose che la curatrice, Ida Fortini, si è sforzata però di fondere, di collegare in ogni modo. Innanzitutto come è ovvio nella location, le bellissime sale ed il salone di ingresso della villa: luogo espositivo e vissuto nonché sede perfetta, ad esempio, per il concerto del violoncellista Luca Paccagnella, sul quale torneremo tra poco. E poi nella scelta dei temi, sempre riconducibili e ricollegabili a quelle istantanee appese alle pareti.

LA MOSTRA
Ma veniamo alle foto in mostra. In esse colpisce, pur con le dovute eccezioni, nella piccola moltitudine, la quantità di facce serene, allegre. Lavoratori segnati dalla fatica, donne e bambini che in questo piccolo borgo, praticamente immutato nei secoli, trovano, come si può dire? La gioia o quanto meno la serenità nello stare insieme.....

Palazzetto Widmann Bagnoli di Sopra

In prossimità degli altri due edifici sorti per volere dei Widmann, la villa e la chiesa di San Michele Arcangelo, sorge il settecentesco Palazzetto per volontà di Monsignor Antonio. Egli nacque nel 1670 e venne destinato ad una carriera ecclesiastica degna di nota ( divenne infatti protonotario apostolico a Roma, vice legato a Bologna, governatore a Fermo e Perugia) ma non troppo proficua a causa dei dissesti finanziari cui furono soggetti sia lui che i suoi familiari.

Tra le imprese artistiche (ed economiche) di Monsignor Antonio che contribuirono a preservarne la memoria rimane ora solo il Palazzetto, un edificio poco appariscente a due piani, più un seminterrato, che però all'interno venne riccamente decorato di pregevoli stucchi e graziosi affreschi istoriati, ad opera di significativi frescanti quali Louis Dorigny, Giambattista Pittoni, Ercole Gaetano Bertuzzi........

Il coraggio di essere umani

Sabato 13 Aprile a Ponte San Nicolò, grazie ad una ricerca dell'ANPI sezione di Ponte San Nicolò in collaborazione con l'ANPI provinciale di Padova, le figlie del soldato inglese Jim Ayers, prigioniero nel campo di lavoro di Ponte San Nicolò, hanno incontrato  la famiglia Marzotto che nel 1943 ha salvato la vita del padre e di un altro soldato.

Nel corso della giornata in cui le due famiglie hanno confrontato ricordi e testimonianze di questa storia straordinaria di solidarietà e sacrificio, le figlie di Jim, Fiona e Gabrielle, e il marito di Gabrielle Brian, hanno potuto visitare la casa di Pozzoveggiani dove i due soldati erano nascosti, e da dove Gino Marzotto venne prelevato dai fascisti durante un rastrellamento, portato a Padova e picchiato, ma senza mai rivelare la presenza dei soldati

Ritrovamenti archeologici di epoca romana e pre romana a sud di Padova

Questo articolo certo non vuole esaurire un filone storico di così vasta portata, oggetto di continuo studio da parte di cattedratici, esperti, archeologi.
Lo scopo che ci siamo prefissi, casomai, è quello di ingenerare una certa curiosità nei nostri lettori per un argomento che, riteniamo, non sia ben conosciuto quand’anche proprio sconosciuto ai più.
Si tratta dei ritrovamenti archeologici di epoca romana e preromana rinvenuti, spesso casualmente, nei dintorni sud di Padova.

Esiste tutto un filone di studio molto ben documentato e sempre in continuo sviluppo, che descrive come tra il I e II secolo d.C. le nostre zone siano state oggetto di centuriazione. Queste zone, non meno di quelle più famose a nord di Padova, erano molto ricche, adattissime per una grande varietà di coltivazioni, per l’allevamento, per i prodotti dell’orto, per il grano e per la vite.
Dunque, come scrivono gli esperti, non è né difficile né errato pensare che siano sorti dei villaggi, magari nei pressi di alcune “fattorie” (denominate Ville Rustiche) e qualche studioso si spinge addirittura ad ipotizzare che queste fattorie di epoca romana e poi tardo antica fossero più d’una (anche a Maserà) il che testimonierebbe, appunto, della ricchezza del territorio.
Naturalmente accanto agli insediamenti abitativi c’erano i luoghi di sepoltura dei morti, le tombe, i tumuli.

Ritratti Padovani del XIX secolo

GABINETTI FOTOGRAFICI PADOVANI E CLIENTELA NELLA SECONDA META’ DEL XIX SECOLO
Premessa
Essendo venuti in possesso di alcune significative foto di ritratti eseguiti da fotografi operanti a Padova tra il 1860 e il 1900, Casalserugo e dintorni si è ripromesso di farle ovviamente conoscere ai propri lettori ma non solo come curiosità, bensì attraverso una lettura un po’ più approfondita. Chi non si intende di tecnica fotografica, di teoria, di composizione, potrà gustarsi questi gran signori e signore in posa, magari guardandone le acconciature o i vestiti, apprezzando la moda dell’epoca. Chi si intende di fotografia vedrà ad esempio l’uso degli sfondi, le proporzioni, i dettagli usati per mettere in evidenza l’agio e il censo del cliente, e così via. Questo piccolo saggio vuole essere un piccolo parziale contributo, per la conoscenza di un aspetto della Padova che non esiste ovviamente più, insomma quel recupero della memoria che da anni ormai stiamo tentando di perseguire con tutti i nostri mezzi.

ALCUNE DATE IMPORTANTI
Tralasciando gli albori dei Dagherrotipi, ci preme qui inquadrare il periodo dal punto di vista delle conoscenze tecnologiche sulla fotografia.
1851- Scott Archer mette a punto una procedura innovativa che consente una maggiore nitidezza dell’immagine (colloidi a umido) dando così un notevole impulso alla ritrattistica.
1880- Viene utilizzato il bromuro di argento, che consente maggiore rapidità e minori costi per le macchine, anche se nei ritratti formato visita si utilizzerà per molto tempo la tecnica all’albumina, ovvero con la chiara d’uovo che reagendo col nitrato d’argento dava luogo al cloruro d’argento fotosensibile e dunque necessario per la riproduzione.
1883- Si impiega per la prima volta il lampo al magnesio, un grande passo avanti, specie appunto per le foto da studio. Iniziano le prime pubblicazione sulla passione del fotografo e della fotografia, con la stampa di alcuni manuali
1888- Entrano in commercio le prime Kodak camera, o le italiane Lamperti e Garbagnati, così da diversificare le macchine a seconda dell’utilizzo: da studio, da viaggio, a mano, tascabili
1889- Nasce a Firenze la Società Fotografica Italiana

PERCHE’ FARSI RITRARRE?
All’inizio, ancora prima di essere utilizzato come elemento distintivo di riconoscimento ......

I FOTOGRAFI PADOVANI ....(per l'articolo completo clicca sul titolo)