Leonino Da Zara il pioniere

Pioniere del volo, la stampa, la notorietà, il matrimonio

Leonino, d’altra parte, uscito dal Convitto - collegio - caserma, sperimenta ogni cosa i  grandi mezzi a disposizione gli permettono, frequenta il liceo però organizza ogni genere di feste e  scorrerie per la città, con donne, amici e non, sotto l’occhio accondiscendente della madre  e mettendo a disagio il padre, abituato ad un profilo estremamente morigerato. Vola con la motocicletta o l’automobile per la città e le campagne di Padova spargendo il panico, investendo anche  ed esponendo il padre a trepidazioni, contravvenzioni e danni quando non addirittura a passi umilianti e scuse.
Già nel 1906 però, appena iscritto all’Università, come da lui scritto nella sua Storia del volo:” avevo tentato di costruire un aereo vetturetta: seguivo le tappe, ansiosamente, di ogni balzo in avanti e volevo essere tra i primi nelle nuove competizioni. Ma dove trovare un aeroplano? E chi poteva insegnarmi a volare? Una rapida rassegna al bilancio costruttivo nostro (italiano, ndr), fu un’immediata delusione”.  

A distanza di molti anni, nella sua “Storia del volo” pubblicata nel 1935, Leonino ricorderà questo periodo con pagine notevolissime da molti punti di vista.
“Nel rinnovare le pagine del libro mastro della vita rifacciamo mentalmente le strade e le ore percorse: rivivono così i volti e le voci note, si rivedono le folle di un tempo e molte volte inconto sembra che la spensieratezza dei sedici anni mi facesse trottar piuttosto forte tanto da preoccupare qualche concorrente che con deliziosa malignità si affrettò a riferire agli organizzatori l’anno di nascita. E il buon Orazio Oldofredi (uno scomparso che bisogna ricordare, donatore instancabile, sorridente, senza iattanza e senza posa e che molto ha fatto per l’automobilismo e per l’aviazione) mi comunicava con rincrescimento che siccome non potevo neanche ottenere la licenza per condurre automobili private (il termine di legge prescriveva un minimo di 17 anni) tanto meno m’era permesso di partecipare ad una corsa. Che fare? Tutti i sogni, tutte le attese dovevano essere frantumate da un piccolo traguardo di anni e di ore, caparbia frontiera imposta alla giovinezza. Ma i regolamenti sono regolamenti. I commissari, se pure amici, debbono pure fare qualcosa e non c’era che ricorrere alle mie conoscenze di legislazione automobilistica internazionale per ricordare che la libera Helvetia non mette limite di anni nelle licenze. Una corsa affannosa di notte e di giorno a Bellinzona, e due giorni dopo ecco di nuovo il traguardo Bresciano. La macchina rossa è pronta per un giro di prova: una bandiera si abbassa, una mano si tende, il buon Orazio Oldofredi ancora mi ripete la domanda dolcificata dai più grandi rammarichi della sua gran barba nera imbarazzata.
Il papello svizzero con tutti i protocollari timbri della Repubblica fa un effetto magico: prima si dubita, poi si discute; è una elusione allo spirito del regolamento, ma una elusione che pongo sulla ferrea base della carta scritta e della mia infinita volontà di correre, e volenti o nolenti i benevoli zelatori di notizie del mio stato civile, io mi allineo fra i partenti.
C’era una più grande ansima nel lanciarmi per la strada del circuito: il bene conteso ha un più grande valore e mi sembrava che i quattro cilindri ansimanti, di curva in curva, ripetessero un borbottio inquieto per essere spinti più veloci. Mi sono domandato molti anni dopo in un racconto (i racconti che si scrivono perché qualcuno forse comprenda) se bisogna o no forzare il destino, e quell’imprecisato dominio di forze occulte che grava su noi e sul nostro possesso di bene e di male. Era forse il Barbanera inconscio delle ore che non dovevano arrivare, quel Commissario che mi sbarrava per un momento la mia strada, per un avvertimento superiore? Mistero. Certo la risposta è stata brutale, perché all’improvviso, un mozzo (l’anteriore di destra), cede, infranto, la vettura si capovolge e mi travolge in un fossato.
Così la morsa della fatalità ha tracciato, su un brutale squarcio dai molti sofferenti punti di rammendo e su due coste, la prima medaglia di cimento sportivo.
La vicenda doveva però avere un seguito, perché ancora fasciato mi ripresentavo a un’altra corsa e preparavo una rivincita che è stata al di là di ogni mia speranza.

Modena indiceva il Campionato di velocità del mondo sul miglio, e il 9 maggio 1909 mi allenavo fra i partenti su uno dei maggiori colossi dell’epoca: la 120 HP SPA dal motore enorme di cui ogni battito era un rotear di chilometri. La competizione era dura. Era venuto, fra gli altri, da Torino, il temibilissimo Felice Nazzaro, con uno squadrone di meccanici che cesellavano di ritocchi la Fiat corsiera dalle cento vittorie. Bisognava cercare di guadagnar spazi infinitesimali di secondo e ho sacrificato all’ultimo momento i copertoni antisdrucciolevoli a belle borchie ferrate che promettevano sì bella presa sul terreno bagnato, ma facevano anche perdere qualche chilometro e qualche pulsar di lancette di cronometro.
Viene il momento della partenza. Se domandiamo al novantanove per cento dei competitori di qualsiasi agone, quale è il sentimento che li anima e il tumulto delle passioni, vi risponde: assolutamente nulla. E questa è una magnifica incomprensione perché non c’è nessun ritegno che possa nascondere quella cocente fiamma di desiderio e di entusiasmo anche ombrata di dubbio (chè ogni emozione di gloria ha il suo sole nero che l’attende), e ciò che i più mascherano con l’indifferenza è lo scatenarsi di mille subbugli di passione.

Anche la folla dà di questi fremiti: mi dica l’oratore che deve dominarla se non è tutta una gamma di gioia e di orgoglio veder consenzienti le prime file e poi le altre e poi tutte e sentir in ogni frase l’eco di tutti i cuori… Poi naturalmente l’uomo pubblico celerà l’imbarazzo  e l’ansima e la gioia del successo in un dubbio sorriso di una fatuità imponderabile. Così nell’immediato cimento, riappaiono tutte le ore della preparazione e del passato, mentre i nervi e le vene pulsanti, cantano e contano gli attimi che si vivono.
E’ immanente un alone grigio che ripercuote a tratti una piccola incertezza; c’è la fine al di là dei due lati dove gli alberi fuggono vorticosi, oppure saetterà sul traguardo la corsiera domata e l’attesa vittoria?
La prima prova è superata, ma bisogna ripeterla nell’altro senso, e ormai il cuore è ben sicuro, il ritmo del motore è quello di una canzone d’assalto.
Tutto il sole, un sole d’oro, è sulla strada come un invito perché i confini della terra non siano più confini, e la torpedine d’acciaio balzi d’improvviso su tutti gli orizzonti…A un tratto la strada bianca non è più uguale: nell’intervallo di corsa qualche signora smaniosa avrà temuta la polvere per le sue estive sete, inducendo ad allagare il tratto delle tribune. Il bolide che si precipitava su quello spiazzo slittante, gridava al piccolo cuore che lo reggeva tra i sobbalzi, che uno scarto a quella velocità formava un proiettile incosciente contro le balaustre e il pubblico plaudente. Ma anche quell’attimo è stato superato  e compensato prodigiosamente con la vittoria del Campionato del mondo del miglio ( La casa costruttrice dell’automobile vincente –SPA-, nel suo catalogo pubblicato nel 1909, così dava relazione della vittoria: “E’ con una delle vetture preparate per Brescia che due anni dopo, nel 1909, Leonino Da Zara batte a Modena il record mondiale del miglio e vince a Ferrara la grande Coppa e batte il record dei 500 metri”.

Il prof. Patrizi qualche giorno dopo scrivendo sul Corriere della Sera, di fenomeni di equilibrio e di tensione, faceva sapienti calcoli, dopo aver assistito alla corsa, che bastava qualche milionesimo di distrazione perché la vettura non più sorretta dalla volontà di guida segnasse zig zag di metri micidiali.
C’è stata forse una corresponsione misteriosa di pensiero tra lo scienziato spettatore e che passava in corsa, e sarebbe stato interessante, per le belle note della scienza, di aggiungere al suo capitolo anche quello molto più modesto di un testimone di sé stesso”.
Testimonianza in aggiunta di quanto sopra ci viene dalla cronaca della corsa Padova-Bovolenta indetta da Leonino ai primi di aprile del 1908. Una corsa iniziata male e finita peggio. Leonino vi partecipa con una Zust 4 cilindri da 1107 kg.

A Casalserugo le machine corrono non ancora autorizzate e, per evitare un carretto, una finisce contro un muretto.
Successivamente il conte Alessandro Del Torso di Udine con la sua Itala 120 Hp parte, non autorizzato, in ritardo sulle macchine di grossa cilindrata e  inserendosi in quelle di minor cilindrata, per evitare una macchina più lenta ha sterzato verso la folla ai lati causando quattro feriti, uno dei quali poi deceduto. Con grande costernazione di Leonino che aveva dato ordine di non lasciarlo partire.
Le automobili però non bastano a Leonino, la meta che si prefigge è un’altra: volare.
Legge avidamente i giornali, Adler in Francia, i fratelli Wright, Voisin, Farman e Bleriot stupiscono il mondo. Non restava che raggiungere Brescia e imparare. “Là finalmente potevo assistere giorno per giorno al miracolo degli uomini volanti e tentarne la strada”.
Contemporaneamente, nel 1908, fa preparare un grande appezzamento di terreno di proprietà Da Zara ai Pratiarcati, ai confini di Casalserugo e Bovolenta, praticamente a nord dell’attuale via Bersaglio e per tutta la sua lunghezza verso ovest fino alla Beccara, più che sufficiente per fare un campo d’aviazione. Il terreno è quasi interamente nel territorio di Casalserugo escluso il primo piccolo tratto vicino alla stradona Padova Bovolenta, da cui si entra.
Nell’aprile del 1908 comunque organizza come Presidente la corsa automobilistica sul rettifilo Padova – Bovolenta, in cui purtroppo ci scappa un morto tra il pubblico e seguono strascichi giudiziari.

L’11 maggio 1909, a Brescia, batte il record del miglio con una vettura SPA.
Alla visita di leva del 5 giugno viene riformato per oligoemia grave (art.4 del Reg. militare) di cui ha sempre sofferto, con grande rammarico dell’ufficiale Leone, suo padre, che poco dopo, il 19 luglio, ottiene l’onorificenza di commendatore.
Il neo commendatore viene festeggiato dai segretari e medici di Casalserugo e dei Comuni vicini e lui ringrazia regalando a ciascuno un portasigari e assicurandoli del suo interessamento per il loro miglioramento economico e morale, compatibilmente con il bilancio comunale.
Il 3 settembre 1909 Leonino si iscrive al Circuito Aereo di Brescia con un areocurvo, al  circuito Oldofredi – Modiglioni.
Da questo momento e per parecchi mesi Leonino Da Zara vive intensamente l’approccio, i tentativi e l’apprendimento del volo e abbondanti sono le cronache che lo seguono passo passo.
Oggi, noi non possiamo non riproporre quelle cronache che fanno certamente rivivere l’entusiasmo, l’ansia, le delusioni e i successi che le percorrono.
Leonino Da Zara sintetizza  molto brevemente questo periodo, nella sua “Storia del volo” del ’36, e solo parlando del suo aerodromo si lascia andare a qualche confidenza:
“Bei discorsi, bel flottare di bandiere, musiche allegre; ma con l’animo inquieto pensavo che il motore aveva una forza appena sufficiente per sollevare l’enorme carico nell’aria. Chi non ricorda i voli di Lèon Delagrange a Roma e a Milano, sorriderà nel vedere la fotografia di quello che per i tempi poteva definirsi l’ultimo modello di audacia costruttiva: due enormi ali chiuse a cassettone, perché l’equilibrio nell’intenzione dell’ideatore doveva essere automatico. Veramente avveniva tutto l’opposto: chi era al volante, dentro l’enorme fusoliera, a rispettabile altezza da terra, vedeva e non vedeva un mareggiare indeciso di cielo e si restava sospesi così, col dolce ritornello del “forse che si e forse che no”, finchè il motore poteva annaspare i suoi modesti giri e far frullare l’elica. La quale elica era metallica e a passo variabile, cioè bisognava precisarne l’incidenza senza alcun dato fisso a puro lume di tentativi, incidenza regolabile a colpi di martello e di sbagli, sbagli che impedivano automaticamente l’innalzarsi del famoso scatolone aereo. E poi la domanda lancinante si ripeteva : chi poteva darmi i primi insegnamenti? In Italia non esisteva alcun pilota di Voisin, io non avevo neanche la più lontana sensazione del vero volo, sia pure come il più modesto dei passeggeri; vagamente mi avevano insegnato che bisognava partire a tutta velocità per correre un buon tratto di terreno e poi sollevare il piano di profondità e innalzarsi. Dolci parole accademiche, perché vi assicuro che quando ci si trova a compiere queste manovre con la sola esperienza che può dare al massimo l’ascensore, il ritorno a terra è piuttosto precipitoso e in generale senza volontà precisa di affrettarlo.
Finalmente la prima diffidenza è vinta: provo l’orgoglio di essere sospeso così a mezz’aria come un anatroccolo incosciente, e malgrado i movimenti di ondeggio piuttosto accentuati, insisto, persisto, e arrivo al di là del campo”.
Le sensazioni descritte sono state così forti all’inizio che, ancora a distanza di anni, riaffiorano ad ogni ricordo di quell’epoca.
Dobbiamo infatti tener presente che già da alcuni mesi Leonino aveva provato altro aereo, il Miller, con cui aveva partecipato anche a delle gare.
Anche Cobianchi nel suo “Pionieri dell’Aviazione in Italia”, l’opera più completa, sintetizza quel periodo in una cronaca tecnicistica, piena di dati,  ma scarsa di sentimenti e di calore umano.
Sentimenti e calore che invece non mancano nelle cronache numerose dei quotidiani, mai raccolte in altre pubblicazioni e che riproponiamo per rivivere quei momenti.
 Nella pagina dello Sport del quotidiano “La Provincia di Padova” del 7 settembre 1909, un grosso titolo: Leonino Da Zara vola col primo aeroplano italiano.
Un articolo imperdibile per moltissimi motivi (3 colonne intere in terza e quarta pagina, su un giornale di quattro pagine, ndr).
“E’ con commozione con gioia ineffabile che riproduciamo dai giornali di Torino queste notizie sui felici esperimenti d’aviazione sostenuti dal nostro carissimo collaboratore Leonino Da Zara:

(Dal “Momento”)
Quella di ieri pel giovane e genialissimo ingegnere Franz Miller e per l’ardito e simpatico sportman padovano barone Leonino Da Zara, fu una giornata campale.
Due energie e due anime si trovarono unite nel campo delle corse di Mirafiori a tentare la conquista dell’aria.
Il giovane Da Zara è una nuova recluta dell’aviazione.
L’aviazione non poteva non tentare in questi tempi lo spirito audace ed irrequieto del simpatico sportman il quale messosi in testa di prendere parte alle gare di Brescia telegrafava all’ing. Miller di tenere a sua disposizione il noto aereocurvo di sua costruzione e partiva senz’altro alla volta di Torino.
Dell’aereocurvo Miller e del suo costruttore abbiamo diffusamente parlato giorni or sono. Accenniamo oggi alla prova felice, la prova battesimo dell’elegante monoplano. Essa si svolse ieri nel campo delle corse di Mirafiori alla presenza di pochi giornalisti, di alcuni meccanici e dell’ing. Miller. In tutti i presenti era una intensa aspettativa. Leonino Da Zara montò sull’apparecchio, che dianzi non aveva mai visto, con meravigliosa disinvoltura, quasi si trattasse della sua automobile da corsa, animato da un fervido desiderio di volare.
Il desiderio non è andato deluso. Malgrado le accidentalità del terreno e il forte vento, il Da Zara si è alzato a varie riprese per lunghi intervalli manovrando con grande sicurezza e facilità. Dai presenti scoppiarono vivissimi applausi all’indirizzo dell’ing. Miller il quale, pallido d’emozione, assisteva così al lusinghiero risultato di lunghi studi, di vive speranze, di intense trepidazioni.
Poiché imbruniva e il vento non tendeva a cessare, fu deciso di rinviare gli esperimenti ad altro giorno. Essi avranno, quando l’ardito sportman avrà preso maggior possesso dell’apparecchio, quel più sicuro successo che è nelle speranze del suo costruttore e di quanti lo hanno seguito in questi tempi nelle sue geniali iniziative.
Leonino Da Zara s’è dimostrato, a prova compiuta, maggiormente entusiasta dell’aviazione in genere e dell’aereocurvo Miller in particolare. Richiesto da noi della sua impressione, ci ha dichiarato che, per quanto nuovo a questo genere di sport, manovrò con molta sicurezza, tra una continuata dolce sensazione. La sensazione dell’aria aspirata a pieni polmoni, dell’aria domata e vinta…
Probabilmente il monoplano Miller verrà inviato oggi a Brescia.

(Dalla “Gazzetta del Popolo”)
L’aereocurvo Miller.
Del biplano Miller, pilotato dall’aviatore Cobianchi, si è già altra volta parlato: pare che le sue forme ricordino quelle dell’apparecchio americano del Curtiss, che a Reims ottenne il premio di velocità: apparecchio che pare derivato da quelli dei “Wright”, tanto che qualche3 tempo fa si era persino annunziato un procedimento giudiziario per plagio dei famosi fratelli americani contro il loro concittadino. E però il biplano Miller del Cobianchi era già in costruzione quando ancora non s’era fatto parola di quello del Curtiss ancora del tutto sconosciuto. Una novità è invece il monoplano che l’ideatore definisce più propriamente “aereocurvo”.
La sua forma è elegantissima e snella. Due grandi ali, curve, sfuggenti, ne formano la parte anteriore; e fra di esse è posto il motore coll’elica innanzi. Dietro al motore è il posto dell’aviatore, il quale può sempre vigilare durante la manovra la pulsante anima del suo apparecchio. Dietro s’allunga la coda. Ma coda è un termine improprio specialmente applicato alla parte posteriore dell’aerocurvo Miller; poiché essa riproduce nella sua forma le due eleganti ali anteriori e serve a due scopi contemporaneamente.
Funziona cioè da timone di profondità che permette, secondo la sua inclinazione, di regolare la salita e la discesa dell’apparecchio, e e nello stesso tempo opera come timone di dirigibilità.
L’aereocurvo è munito di motore disegnato e costruito pare dall’ingegnere Miller, di quattro cilindri verticali  e forte di 35  HP.
L’ideqatore e il costruttore è un giovane ingegnere siciliano, residente da parecchi anni a Torino.
Per il primo ha impiantata una officina di costruzioni aeronautiche e di motori leggeri per l’aviazione; e con ardore meridionale e e tenacia nordica lavora intorno a questi modernissimi apparecchi dominatori dell’aria, che in questi giorni vanno affermando il gran sogno del nonno dell’aviqazione: Leonardo Da Vinci.

L’aviatore.
L’aviatore è elegante, giovane, caratteristico quanto il suo apparecchio. E’ un padovano, Leonino Da Zara, poco più che ventenne. Nel mondo dello sport è notissimo come detentore del record del mondo in automobile sul miglio, che compì in 41”. Nel mondo artistico e teatrale s’è annunziato con tre commedie dialettali, rappresentate dalla Compagnia Zago, ed ora sta per tentare il teatro comico italiano con una commedia in due atti, che la Compagnia Dina Galli mettrà in iscena a Milano verso la metà del mese al teatro Olimpia. Ma non basta. Leonino da Zara, automobilista, autore, aspirante aviatore, è anche giornalista; è critico teatrale della “Provincia di Padova”, è corrispondente della “Gazzetta di Venezia”. Un aviatore dunque multiforme che può permettersi un’attività varia e intensa per l’invidiabile abbondanza del suo censo. Egli avrebbe  avuto occasione di portare al circuito di Brescia un aeroplano di origine estera, di un tipo perciò già provato e sperimentato e, nei limiti delle possibilità aeree, sicuro. Ha voluto invece far le sue prime prove d’aviazione con un apparecchio di costruzione nazionale. Naturalmente egli sa che l’aviazione in Italia è ai suoi primi passi, che non potrà neppure lontanamente competere contro gli eroi stranieri del volo, e infatti intende solo di partecipare alle due gare nazionali di modeste pretese, poiché sono indette su un percorso di 500 metri e su uno di mille. Del resto Leonino Da Zara, come aviatore,  è ai suoi primi voli.
Da due giorni egli prova il suo apparecchio nel campo di corse di Mirafiori ed ha incominciato ad impadronirsi della non facile manovra; e sin dalle sue prime prove ha potuto innalzarsi da terra e compiere dei brevi voli. Ieri, e nella mattina e verso sera al tramonto; innanzi a pochi spettatori, giornalisti e tecnici, sebbene il terreno non sia adatto troppo per la sua ineguaglianza alla rapida corsa che preludia il volo, pure abbiamo potuto constatare il buon esito di queste prime prove che, continuate con costanza, danno a sperare risultati maggiori.
Il giovane aviatore oggi completerà i suoi esercizi preparatori, indi trasporterà l’aereocurvo a Brescia per concorrere, come abbiamo detto, alle gare riservate agli apparecchi ed agli aviatori italiani.

(Dalla “Stampa”).
Applicazioni vere, esperienze concludenti fino ad oggi in Italia ancora non se ne ebbero , esclusione fatta di quelle recenti del triplano Faccioli che però non può dirsi ancor oggi definitivamente collaudato.
E’ quindi comprensibile  l’intensità dell’attesa per queste primissime esperienze della nuova costruzione del Miller, costruzione prettamente originale ed italiana.
Questo monoplano infatti venne costruito nelle officine alle quali, con la competenza dello scienziato e con fede dell’apostolo dell’aviazione, presiede l’ing. Franz Miller, messinese di origine, ma laureato al nostro Politecnico.
Il monoplano, chiamato veramente dal suo inventore: Areocurvo, come già abbiamo detto, misura 11 metri di apertura alare, e metri 9 di lunghezza.
Si compone di due aloni curvi, uno grande, anteriore, stabile; l’altro simile nella forma, ma di più ridotte dimensioni, posteriore. Questa specie di coda è resa mobile da un semplicissimo movimento cardanico che la fa muovere sia come timone di profondità dal basso in alto e viceversa, come da timone di direzione.
Il motore della forza di 35 HP nominali, ma effettivamente può rendere anche cinquanta cavalli. L’elica ha due metri di diametro, è di metallo e piuttosto flessibile.
Le esperienze ieri effettuatesi diedero i seguenti lusinghieri risultati.
Sia nel mattino come nel pomeriggio verso il tramonto, il motore funzionò egregiamente, facendo compiere all’aeroplano, pilotato dal coraggioso e giovanissimo “gentleman” padovano Leonino Da Zara, delle lunghe e veloci corse attraverso l’ampia e folta prateria prescelta come campo di prova.
Oltre alla regolarità del motore venne constatato il perfetto equilibrio dell’apparecchio, perchè nei brevi istanti che si staccò anche sol pochi decimetri da terra, esso si librò sicuro e perfettamente pianeggiante con una graziosa inclinazione della coda.
Più che veri voli, furono leggeri balzi di pochi metri. Ma bastarono per far scattare i pochi presenti in evviva clamorose ed entusiastiche, per la riuscita creazione del modestissimo inventore.
Venne però in seguito rilevato come nel suo vorticare l’elica fosse troppo flessibile e perciò di non sufficiente rendimento.
L’ing. Miller, benché sostenitore convinto della necessaria flessibilità delle eliche, si decise tuttavia ad applicarne una più rigida, ciò che probabilmente avverrà oggi stesso.
Quindi fra oggi e domani, appena si potranno ottenere dei risultati più completi e decisivi, l’aereoplano verrà inviato a Brescia, ove il barone Leonino Da Zara potrà dar saggio di tutto il suo ardimento di primo aviatore italiano sul primo aeroplano interamente italiano.
A proposito delle esperienze di ieri, siamo ancora in obbligo di notare che, durante le prove effettuate al tramonto, spirava un vento forte e che tuttavia la dirigibilità dell’apparecchio sostenne vittoriosamente la lotta con le folate che lo investivano violentemente.
Ed infine che il campo di prova prescelto non è certo una pelouse ideale, perché qua e là interrotta da capanne e da alberi; e quasi dappertutto con un’erba rigogliosa alta quasi un metro, incaglio questo non indifferente allo slancio dell’apparecchio.
Vedremo la giornata d’oggi quali nuovi progressi, quale nuova tappa segnerà nella storia del primo monoplano italiano.
Le prove di ieri.
Abbiamo da Torino, 6 notte.:
Anche le prove fattesi oggi dell’aeroplano Miller pilotato da Leonino Da Zara, riuscirono felicemente.
Si ebbero voli di 150 e 200 metri e furono compiute le prime curve.
Nessunissimo incidente.

La Provincia del l’11 settembre 1909.
Leonino Da Zara a Brescia.
“Le speranze dell’aviatore italiano. Il Corriere riceve da Torino, 10 settembre, notte.
Decisamente la ghigne perseguita gli aviatori italiani a Montichiari ed a Torino! Vi ho già accennato al guasto irreparabile, per ora, all’aeroplano Faccioli ed all’incidente toccato allo sportman padovano Leonino Da Zara. All’apparecchio di quest’ultimo erano state fatte febbrilmente le riparazioni opportune per le nuove porove che il Da Zara voleva riprendere prima di presentarsi a Brescia, ma ne è stato impedito dalla pioggia che cade interrottamente a rovesci da ventiquattr’ore. Tuttavia Da Zara sarà a Brescia domani, il suo aerocurvo Miller è pure stato fatto partire stasera alle ore 18 per Brescia.
Non presentandosi alle gare di Brescia né Moncher, né Cobianchi, né Faccioli, l’industria italiana resterà così rappresentata dal solo Da Zara, il quale concorrerà, giova premetterlo a scanso d’illusioni, in condizioni non molto rosee: senza prove, coll’elica nuova di cui si ignora il funzionamento e la potenzialità e con lo chassis contorto.
Ho interrogato il Da Zara oggi alla sua partenza da Porta Nuova circa le… speranze.
“Nessuna speranza, mi ha premesso, ma soltanto il desiderio di una modesta e italiana affermazione. Né io mi sono messo in capo, né il pubblico deve pretendere di gareggiare con gli aviatori stranieri, che in  questo nuovissimo sport ora ci precedono.. Noi arriveremo al successo, spero, più tardi: è avvenuto altrettanto nel campo automobilistico! Mi sarebbe stato facile e più comodo di acquistare all’estero un aeroplano, ma  quel sentimento che mi ha indotto in automobilismo  a correre sempre con macchine di marca nazionale, non mi è venuto meno nell’odierna occasione. Sia che a Brescia voli e sia che…il vento mi porti contro un altro steccato, l’aeroplano mi seguirà a Padova dove ripeterò le mie esperienze in condizioni di campo e di tempo assai migliori e un rinnovato fervore per il nuovo e suggestivo sport, al quale, dopo le emozioni dell’automobilismo, mi sento attratto”.
Al nostro corrispondente da Brescia si rivolsero in questi giorni alcuni amici di Padova per sentire la sua opinione intorno ad una eventuale gita a Montichiari: Il corriposndente rispose: “Brescia 10, ore 19. Venire è tempo perso; fatica e denari sprecati”.

Sempre “La Provincia”, il 17 settembre.
Sulla brughiera di Montichiari. I tentativi di Leonino Da Zara.
“Togliamo dalla”Sentinella Bresciana” d’oggi.
Nel pomeriggio l’aerodromo ha accolto una discreta folla di spettatori, i quali hanno atteso per lunghe ore l’arrivo dello Zodiac, che non è potuto giungere, perché mancavano due chiavi di manovra, dimenticate nella mattina al circuito.
Le condizioni atmosferiche si sono mantenute eccellenti; le bandiere penzolano immobili nell’aria calda.
Il tempo è trascorso pel pubblico nella attesa calma di qualche volo discorrendo e visitando a quando a quando il buffet.
Alle 17 abbiamo il primo annuncio di volo. Leonino Da Zara col suo aerocurvo correrà il premio Modiglioni (500 metri). E’ issata al posto delle segnalazioni la bandiera rossa.
L’attesa per la uscita di Da Zara è vivissima: il pubblico si affolla presso l’hangar aspettando con impazienza l’uscita del monoplano dalle linee armoniose ed agili.
Leonino Da Zara circondato da molti amici, indossa la veste di aviatore. Poi l’apparecchio è condotto sul terreno di slancio. Mentre il Da Zara monta sul seggiolino si ode un colpo secco, come di rivoltella: è scoppiata la gomma di una delle ruote anteriori dell’aeroplano. La riparazione richiede una buona ora di tempo, durante la quale il tenente Calderaia fa un volo.
Attorno alla ruota del monoplano ferve il lavoro: l’ora della chiusura si avvicina ed il Da Zara non ha alcun desiderio di rinviare la prova a domani. La gomma è cambiata e gonfiata in fretta ed in furia. Poi appena l’operazione è finita, manca appena un minuto per le 18,15, il Da Zara salta sul seggiolino, mette in azione il motore e percorre il terreno di slancio salutato dagli amici.
Ma, come avviene con le cose fatte in fretta, la ruota,  nella febbre di attaccare una nuova gomma, ha subito qualche deviazione: il monoplano non si alza e Leonino Da Zara è costretto a rinviare a domani le sue prove”.

Due giorni dopo, il 19, sempre ne “La Provincia”:
Al circuito aereo. I tentativi di Da Zara.
“Leggiamo nella Sentinella Bresciana d’oggi:
Ieri sera il tempo si è messo al buono e lascia sperare che oggi, penultima giornata del circuito aereo, le annunciate prove dei concorsi nazionali si potranno svolgere liberamente. Certo  anche se non piove nella notte , bisognerà attendere che il sole asciughi nella mattinata il terreno del campo di slancio per rendere possibile agli aerei  la partenza. Ma poiché l’aerodromo si apre come al solito alle 10, le prove libere avranno luogo egualmente in quanto sia difficile trattenere gli aviatori dal tentare, specialmente quelli che per una serie di contrattempi e di rinvii, dovuti in parte alla loro impreparazione, in parte ai capricci del tempo, non hanno fatto ancora alcuna uscita fruttuosa e concludente.
E si spiega come sieno specialmente assillati dal desiderio di provare Leonino Da Zara e Guido Moncher, i due ultimi arrivati nel campo di aviazione.
Ma mentre il Moncher prudente e fiducioso, dopo aver montato e finito in ogni dettaglio il suo aelicoplano, attende che terreno ed atmosfera gli offrano condizioni normali e di stabilità che consentano di fare tentativi fruttuosi, Leonino Da Zara freme d’impazienza e nella sua baldanza giovanile sdegna gli ostacoli ed affronta imperturbato gli elementi.
Ieri è piovuto per tutta la giornata: un’acqueruggiola minuta, insistente, come a novembre inoltrato, ha imperversato sulla brughiera e quando il terreno ne fu sazio, l’acqua si è formata in pozzanghere e rigagnoletti: una nebbia umida avvolgeva ogni cosa. Eppure molti hanno osato scendere da Brescia sul campo d’aviazione; qualche automobile vi capitò da Verona e da Mantova e un discreto numero di spettatori, abbandonate le tribune, attesero pazienti al ristorante che la pioggia cessasse.
Quando verso le 16 parve che il tempo accennasse a mutare, il tenente Calderaia si recò sul campo d’aviazione colla intenzione di volare e tentare nuovamente il premio del Corriere della Sera (20 km) però come ebbe constatato che le condizioni del terreno non gli avrebbero permesso di prendere uno slancio efficace e la pioggia avrebbe reso difficili l’ascensione e il volo dell’aeroplano, vi rinunciò. Invece Leonino Da Zara, appena alle 17.30  cessò di piovere, fece uscire il suo aerocurvo Miller e noncurante del terreno molle e fangoso, fece mettere in azione il motore e tentò di volare. Ma percorsi pochi metri dovette arrestarsi: le ruote del carrello affondavano nel pantano ed assorbivano parte dell’energia del motore. Non si volle dare per vinto: fece riportare l’apparecchio al punto di partenza ed iniziò un secondo tentativo riuscito inutile. Una terza prova ebbe eguale esito ed allora il giovane aviatore  padovano fece ritirare l’aerocurvo nell’hangar.
Questa la cronaca di ieri. Dire che all’impazienza degli aviatori risponde la curiosità intensa del pubblico, sarebbe superfluo. Per tutto il pomeriggio e nella serata i treni hanno condotto gente a Brescia ed il grosso si attende oggi e domani. Il desiderio di vedere i voli altissimi di Rougier, quelli di Calderaia, le prove prime di Cagno, Da Zara e Moncher e la ripresa di Anzani, è vivo in tutti insieme con la speranza che questi primi aviatori italiani sappiano compiere una onorevole affermazione”.
Importante questo articolo: disegna un ritratto di Leonino quale è, appare e sarà per il tempo a venire, entusiasmo sfrenato per molte cose, cocciutaggine, sprezzo del pericolo oppure impazienza, rovello di fare, fare qualcosa di eccitante, strabiliante, che stupisca e attiri l’attenzione, colmi un vuoto anche, sempre in guardia dietro l’angolo della sua infanzia.
Ma bando alle elucubrazioni, torniamo sul campo d’aviazione di  Brescia.
Ci aiuta Cobianchi stringatissimo, nell’opera citata: le esperienze di Da Zara, a Brescia, vennero coadiuvate personalmente dall’ing. Miller. Esse si compendiarono in qualche corsa e dovettero essere abbandonate per la insufficiente forza del motore.
Bisognava ripartire da Bovolenta, con nuovi motori, nuovi aerei e anche affermati  istruttori, come il tenente Savoia, incontrato a Brescia.
La “Provincia” cavalca l’interesse dei lettori per il volo con una intervista coll’ing. Miller, e il 5 ottobre titola due lunghe colonne.
I prossimi voli nella pianura dei Pratiarcati.

Parlando d’aviazione coll’inventore dell’aerocurvo:
“L’ing. Franz Miller delle officine omonime per costruzioni aeronautiche di Torino è a Padova per visitare il campo di aviazione dei Pratiarcati , dove Leonino Da Zara proverà l’aerocurvo  che già aveva a Brescia e lo preparerà per le prossime gare assieme al grosso biplano Voisin, che ha comprato da Rougier.
L’ing. Miller è una simpaticissima figura d’invemtore , modestissimo, parla raramente di sé e dell’opera sua.
Lo abbiamo potuto vedere in una sala dello “Storione” appena di ritorno dalla visita fatta al campo d’aviazione dei Pratiarcati. Erano con lui il conte Gallo di Brescia e il signor Donzelli, due sportmans che stanno per darsi alla navigazione aerea.
Tre aeroplani nei Pratiarcati.
Dunque, ingegnere, quando arriverà il suo aerocurvo?
Si stanno ultimando nelle officine di Torino alcune modificazioni e spero che fra giorni l’apparecchio sarà pronto. Io intanto lo ho preceduto per venire a visitare il campo dei Pratiarcati, che è veramente magnifico, e per disporre la costruzione di diversi Hangars.
Diversi ?
Si, perché sono tre gli apparecchi che vi saranno trasportati fra breve: il Voisin che il signor Leonino Da Zara ha acquistato da Rougier, l’aerocurvo, un monoplano pure di mia costruzione, che attende a Torino gli ultimi tocchi e che sarà pronto fra un mese tutt’al più.
Il monoplano differenzia di poco dall’aerocurvo: ha le ali un po’ meno curve, la trave, quadrata invece che triangolare e la coda timoniera cruciforme.
Anche questo come l’aerocurvo saranno montati dal signor Da Zara, che si è dato con entusiasmo alla navigazione aerea e che, a mio giudizio, diventerà uno dei migliori aviatori italiani. Basta del resto ricordare i suoi primi voli nell’ippodromo di Mirafiori a Torino.
I voli di Torino.
All’ippodromo di Mirafiori ha potuto Da Zara fare lunghi voli?
I voli di un apparecchio nuovo all’aria non danno certo l’impressione di un Curtiss, di un Bleriot, di un Voisin ecc. che salgono quasi verticalmente. Si tratta più che altro di lunghi balzelloni. Dopo il terzo giorno, Da Zara è riuscito a staccarsi da terra ptima per 80 o 90 metri, all’altezza di 40-50 centimetri e poi per più di 50 alla stessa altezza.
Ma la caduta che danni ha portato?
Ecco il punto dove volevo arrivare. Il giorno prima di partire per Brescia, mentre l’aeroplano stava per lanciarsi, un colpo di vento lo ha drizzato contro una barriera…Il campo di Mirafiori è molto infelice per fare delle prove di aviazione. Da tutte le parti ci sono ostacoli, barriere, siepi. Ebbene, l’aeroplano, cambiata improvvisamente rotta, si diresse a 40, 45 km all’ora, addosso ad una palizzata. Da Zara non potè fermare il motore. Disgraziatamente lo strozzatore del gas era costituito provvisoriamente da un semplice spago  che sotto il colpo violento si spezzò. Così col motore in marcia l’aeroplano cozzò contro la barriera, infrangendone quasi 10 metri. Al momento credetti il mio aeroplano quasi distrutto. Poi vidi che si poteva ripararlo e subito senza perder tempo, cominciai a far raddrizzare il telaio, aggiustare le ali.
Costruzioni in acciaio e costruzioni in legno.
Raddrizzare il telaio?
Sicuro! Ecco un vantaggio della costruzione in acciaio che io per primo ho trovato preferibile a quella in legno.
In Francia si incominciano già a costruire in acciaio quelle parti che finora si fabbricarono in legno.
E’ fuori di dubbio che l’acciaio si presta meglio, sia perché si può far conto sulla resistenza della quantità di  materia obbligata ad assistere a determinate sollecitazioni, sia perché si ha un maggiore coefficiente di sicurezza essendo ben nota la distribuzione delle fibre della materia che deve resistere. A differenza poi del legno, l’acciaio si trova facilmente sul mercato in forme tali quali sono necessarie per qualunque costruzione, e in caso di una futura, possibile lavorazione in serie, sarà più facile determinare e costruire tipi e forme opportune.. Coll’acciaio si ottiene maggior leggerezza accoppiata a maggiore resistenza. I guasti della caduta furono riparati in breve tempo. Se la costruzione fosse stata in legno l’apparecchio sarebbe stato ridotto in frantumi non escludendo la possibilità di eventuali dannose conseguenze anche per l’aviatore.
Dopo l’incidente di Mirafiori l’aerocurvo ha subito modificazioni?
Unico cambiamento che ho fatto nell’apparecchio è stato di spostare leggermente i pesi e modificare di poco l’inclinazione delle ali.
Ha più fiducia nell’aerocurvo o nel monoplano?
L’uno e l’altro devono volare, questo è fuori di dubbio. Io però ho più fiducia dell’aerocurvo.
La guigne di Brescia.
Ma a Brescia che guasti hanno avuto? Mi ricordo di aver visto al cinematografo il loro aeroplano mentre stanno lavorando all’elica.
Già…cercavamo il rendimento migliore cambiando l’angolo d’inclinazione delle pale. Erano prove necessarie dopo la distruzione della prima elica. Ma abbiamo avuto una disgrazia maggiore. Il motore per due giorni si è rifiutato a partire. Certamente si trattava di “sabotage”. Abbiamo dovuto smontarlo completamente e cambiare perfino il carburatore con uno che la fabbrica Brixia Zust ci ha ceduto gentilmente”.

Nella “Provincia” del 29 ottobre appare la notizia dell’inaugurazione del campo ai Pratiarcati.
La prossima inaugurazione del campo d’aviazione.
“Abbiamo potuto visitare oggi il campo d’aviazione che il signor Leonino Da Zara ha fatto costruire a Casalserugo.
Nell’ampia distesa dei Pratiarcati s’innalza, veramente maestoso, l’Hangar ancor tutto bianco. Intorno ad esso muratori e falegnami s’affaccendano per gli ultimi ritocchi. La costruzione colossale, che risalta ancor più per la vastità della pianura misura metri 14 per 14 e può contenere due aeroplani. E’ lavorato in legno e muratura.
Sotto il tetto nella parte anteriore, che guarda a tramontana, proprio di fronte al campo, è stata costruita una specie di veranda, che sarà un comodo posto di osservazione. Pure nella parte superiore vennero costruiti eleganti camerini per i meccanici, ripostigli ecc.
In questi giorni sono giunti al signor Leonino Da Zara dalla Casa Voisin di Parigi una fusoliera nuova, un carrello di ricambio, i radiatori, tutto l’occorrente per finire il Voisin N. 2.
Il N.1, quello di Rougier, sarà ultimato fra breve; attende l’qapplicazione del motore di fabbrica italiana che è in viaggio.
Con tutta probablità l’inaugurazione ufficiale del campo di aviazione avrà luogo il 7 novembre.
Siamo informati che vi parteciperanno, oltre alle autorità cittadine, e alla folla di sportmans e di curiosi, molte note personalità del mondo dell’aviazione”.
Però il 7 novembre viene pubblicato un rinvio.

Il campo sperimentale d’aviazione Leonino Da Zara.
“L’inaugurazione del campo sperimentale che abbiamo preannunciata ha dovuto essere rimandata per i ritardi causati dal maltempo dei giorni scorsi.
L’Hangar è quasi pronto. Mancano pochi giorni al completamento definitivo. Così l’inaugurazione è stata fissata definitivamente pel giorno 15 corrente. Il motore scelto dal Da Zara, un Rebus di 60 HP, della Casa Rastelli e C. di Milano, la stessa che col motore montato nell’aerop0lano di Calderaia ha trionfato a Brescia, è stato già spedito.
Per sorvegliare i lavori di montaggio, oltre agli ingegneri della Casa, verrà anche l’ing. Thouvenot, il noto costruttore del Voisin in Italia che a Brescia si è presentato cogli apparecchi di Cagno e di Anzani.
La Società Aeronautica Italiana riconoscerà ufficialmente il campo Da Zara e darà il suo patronato.
Così tutti i possibili records eo le semplici esperienze avranno il riconoscimento ufficiale. Come si sa il signor Leonino Da Zara, oltre che aprire il campo liberamente al pubblico, ha offerto di ospitarvi i soci della Società Aeronautica e gli altri aviatori che avessero bisogno.
E questo  è il lato veramente pratico della sua iniziativa che darà certo un notevole impulso all’aviazione in Italia e che farà Padova centro di questo movimento.
Infatti già molte domande per usufruire  del campo gli sono pervenute: dal signor Radici, che sta sperimentando un biplano a Milano e che esporrà all’Esposizione della Gazzetta dello Sport, dall’ing. Thouvenot che verrebbe con Cagno e con tutti gli apparecchi per stabilire il suo accampamento generale, e infine dalla Rebus che verrà a far le prove dei monoplani che ha in costruzionePadova, che è stata alla testa del movimento automobilistico, conquista così subito, e all’inizio,  e per iniziativa d’un solo, un primissimo posto anche nella navigazione aerea”.

Il 14 novembre l’annuncio.
L’inaugurazione del Campo di aviazione.
“Domani, alle 15, come abbiamo annunciato, si inaugurerà il Campo d’aviazione “Leonino Da Zara” che si trova a 14 km da Padova, sul rettifilo Padova Bovolenta. Domani avrà luogo solo la cerimonia inaugurale: le esperienze cominceranno subito posdomani.
All’inaugurazione interverranno tutte le Autorità civili e militari, e moltissimi invitati.
La signora Ines Salomon Semama sarà la madrina dell’inaugurazione.
Assisteranno anche molti noti aviatori quali Calderaia, Savona, Cobianchi ecc….
L’Hangar sarà pronto stasera: ospita il Voisin di Rougier, da quattro giorni completamente montato e il biplano N.3, che è in via di costruzione”.

Nella “Provincia” del 15/16 finalmente troviamo la:
Solenne inaugurazione dell’hangar Leonino Da Zara sulla spianata dei Pratiarcati presso Padova.
“Nella pianura dei Pratiarrcati seguì oggi alle 15 la cerimonia ufficiale di inaugurazione del magnifico campo sperimentale d’aviazione Leonino Da Zara, ultimato proprio in questi giorni.
Il campo dista da Padova circa 14 km.
Il sole ha voluto negare il suo sorriso a questa imponente festa sportiva che ha radunati nella vasta, solitaria pianura, numerose autorità, signore, sportmen e una vera folla di curiosi.
I presenti.
Notiamo fra i presenti l’onor. Giacomo Miari deputato del Collegio, il Prefetto comm. Ceccato, dott. Aguzzon anche per la Deputazione Provinciale, il cav. Marzolo medico provinciale, il Sindaco di Casalserugo cav. Montini, l’ing. Riccardo Ponzelli, il noto sportman, uno dei più dotti in fatto d’aviazione, ing. Martini, dott. Solitro, dott. Salom , avv. De Ferrari, dott. Fortini, Mandruzzato presidente Consorzio Pratiarcati, barone Massa, avv. Montini, dott. Maffei, dott. Giro, Alberto Da Zara, Ceciliano Sartori Segretario di Casalserugo, Sinigaglia, Uliana Benvenuto, Fiscon Giuseppe, avv. Lorenzon, ing. Berlese, dott. Persico, ecc. ecc.
La stampa era largamente rappresentata dai signori: cav. Sandini, avv. Ortolani, Astolfoni, Calore, Gustavo Verona redattore della Stampa e  direttore della Stampa Sportiva, segretario generale dell’Esposizione Internazionale di Torino che rappresentava anche il prof. E.C. Costamagna  direttore della Gazzetta dello Sport, impossibilitato a intervenire per l‘inaugurazione della sua Esposizione a Torino, Damerini, l’arguto e brillante commediografo.
Largo pure il concorso del sesso gentile: notiamo nelle loro splendide toilettes: Ines Salom-Semama, Adele Salom, Padoa, Bertagnoni, Padoa-Munich, Carrari, Montini ecc.
Le adesioni.

Fra i numerosi telegrammi di adesione pervenuti, notiamo:
Legnazzi cron. A.C.I., conte Gastone Mirafiori Pres. A.C. Torino, conte de Hemricourt del Senato belga, conte Origoni della Commissione Aeronautica Italiana, Principe Scipione Borghese Pres. della Società Aeronautica Italiana, marc. Ferrero di Ventimiglia  Pres. A.C.I., conte Diego Filangeri Gonzaga, on. Silvio Crespi Pres. A.C. Milano, cav. Mercanti segretario generale Touring Club I. e segretario Società Nazionale di Aviazione, On. Vittorio Meschini, Rettore Università, Pirelli Alberto consigliere della Società Nazionale Aviazione, comm. Gino Modigliani Pres. del passato Circuito di Brescia, barone De Zuylen de Nyevelt, presidente dell’A.C. di Francia.
L’hangar.
I convenuti si indugiano ad ammirare il magnifico campo e gli apparecchi Voisin che attendono silenziosi nell’hangar. Il signor Leonino Da Zara è largo di lucidazioni e di cortesie agli invitati.
A un centinaio di metri dal rettilineo Padova-Bovolenta, sorge maestoso l’hangar. Misura 14 per 14: è costruito in muratura e in legno ed ha l’aspetto di una vera casa. Al piano superiore sono state costruite due stanze per i meccanici. Nella parte anteriore che prospetta il campo, un’ampia veranda permette di spaziare comodamente su tutta l’estensione dei Pratiarcati e di assistere ai voli.
Nell’interno hanno già preso stanza due aeroplani: il N.2 Voisin che ha trionfato con Rougier a Brescia completamente montato e il N.3 che sta per essere ultimato. Sono già montati il carrello, la fusoliera, i piani di profondità, il radiatore e un  grosso barile di benzina della capacità di circa 200 litri che servono per le grandi distanze.
A destra dell’hangar sono già cominciate le fondamenta di altro hangar delle stesse dimensioni di quello esistente.
Il saluto augurale dell’on. Miari.

Parla per primo l’on. Miari. Egli dice:
“Accettate, amico Leonino Da Zara, il mio saluto augurale per questa nuova impresa a cui vi siete accinto con l’indomito fervore della vostra anima giovanile.
Vincitore in gare automobilistiche, vi disponete a raccogliere maggiori e più difficili allori nelle prove dell’aviazione. Il vostro è un esempio nobilissimo. Perché voi non vi abbandonate agli ozi gaudiosi della ricchezza, tristo e deplorevole anacronismo in questa età, che apre a tutte le energie umane vie superbe e senza fine e si agita nell’inquieto e tormentoso desiderio delle più audaci conquiste. Voi consacrate la ricchezza, il coraggio e l’agile ingegno a procacciare a voi e ad accrescere all’Italia onore, seguendo l’esempio di quelli arditi che fecero realtà di un sogno: il libero volo dell’uomo nei liberi azzurri spazi dell’aria.
A voi, ancora, il mio saluto augurale perché il successo sia pari alla vostra costanza ed ai pericoli del generoso cimento.
Ma consentite che anche vi dica che quanti qui siamo non vi vedremo tentare la prova senza trepidazione per amore della vostra incolumità, amore reso più intenso dal fascino del vostro coraggio e dal pensiero che, con noi, trepida l’uomo, che vive della vostra vita ed ha riposto in voi tutte le sue speranze di padre.
Non scompagnate, dunque, l’audacia dalla prudenza e la vostra vittoria sarà anche più completa e più degna, come affermazione di serio e virile carattere.
Volate e vi sia propizia la fortuna”.
Un vivo insistente applauso saluta l’oratore.
Parla il collega G. Verona.
Fra la grande attenzione prende la parola il collega Gustavo Verona, direttore della Stampa Sportiva, venuto a recare il saluto di ammirazione della stampa italiana  per questa grande manifestazione aeronautica.
Dopo di aver scusata l’assenza del prof. Costamagna, direttore della Gazzetta dello Sport, egli dice:
“Alla festa odierna non poteva assolutamente disgiungersi la presenza della Stampa Italiana e specialmente di quella sportiva che ha seguito le gesta del signor Leonino Da Zara sui campi della battaglia automobilistica  e che oggi ha il piacere di salutare tra i pionieri di quella nuova schiera di arditi aviatori che dovranno domani certamente rendere con le loro coraggiose prove grandi servizi al nostro paese.
Noi vediamo con piacere la nuova iniziativa dell’illustre sportman padovano, il quale con spirito veramente moderno, ha voluto, disponendo di questa sua vasta proprietà, assicurare all’Italia il primo aerodromo.
Mentre a Torino nel 1911 converranno gli aviatori d’ogni parte del mondo per passare quindi a Milano e trasportarsi in questa pianura  in una gara internazionale di dirigibili, si inizierà al confine Franco Italiano per terminare in quello Italo Austriaco.
L’aerodromo, veramente magnifico, di Casalserugo, agevolerà con quello di Milano la grande prova dei dirigibili, richiamando a Padova quella folla sportiva internazionale che ha sempre ammirate le gesta di questo suo degno campione.
Pochi italiani hanno sacrificato tempo e denaro per illustrare lo sport del nostro paese; ed è con vivo piacere che oggi tutta la stampa saluta la nuova iniziativa del signor Leonino da Zara, che non mai secondo nel campo dell’automobilismo, ha voluto ancora primo nell’incoraggiare la più moderna invenzione industriale, a cui tanti  ingegni all’estero e in Italia contribuiranno per ottenere il completo trionfo della navigazione aerea”.
La splendida improvvisazione del collega Verona è accolta da vive acclamazioni.
Parla quindi il signor Donzelli. Del suo magnifico discorso ci occuperemo domani.