Oggi, 10 novembre 2019, a Maserà si è tenuta la cerimonia di commemorazione del IV novembre e la ricorrenza della festa dell’Unità nazionale e delle forze armate.
Con l’occasione l’amministrazione comunale ha voluto consegnare una targa commemorativa ai figli di Rino Gobbin che assieme al fratello Ettore furono assassinati dai tedeschi a casa loro (in via Bolzani) il 28 aprile 1945 e anche intitolare a loro una sala all’interno del centro comunale delle associazioni, conosciuto come “centro anziani”.
Per chi ne fosse all’oscuro riportiamo qui quanto già noto riguardo a quella vicenda:
E' il 28 aprile 1945, dunque tre giorni dopo il giorno della liberazione, lo stesso giorno nel quale a Padova si stava scatenando invece la cosiddetta "insurrezione", nome che venne dato anche alla grande piazza che fino ad allora si chiamava Piazza Spalato. Ebbene in quei tremendi giorni di fine aprile, di sparatorie e sconvolgimenti, un piccolo gruppo di tedeschi in fuga irrompe nella cascina dei Gobbin in via Bolzani,con l'intento di portare via tutto ciò che può servire: cibo innanzitutto. Anche una mucca, probabilmente. Richiamati dalla campagna dove lavoravano, dalle grida delle donne i due fratelli tornano alla fattoria, portando con loro anche i forconi. I tedeschi, a quella vista, forse scambiandoli per partigiani (o nemmeno, chissà) li ammazzano là, sul posto, davanti ai figli piccoli, alle mogli.

Edda e Ariosto Gobbin con la targa.

Questa la scarna cronaca di quel tragico giorno che per sempre rimarrà impresso nei ricordi di chi c'era. Dopo tanti anni, finalmente -e dietro anche l’interessamento di alcune associazioni del comune (ex Internati e Partigiani, ANEI e ANPI)-  il comune di Maserà  tributa il giusto riconoscimento e ricordo a Edda Gobbin, che all’epoca della strage aveva dodici anni, e Ariosto Gobbin che invece quando si svolsero i fatti aveva solo due anni.
In attesa che venga individuata anche una via da intitolare ai fratelli uccisi, ci sembra che oggi sia veramente un giorno da festeggiare: il giorno nel quale una comunità può dire di avere fatto il proprio dovere, quello della memoria.

Edda Gobbin con la presidente dell’ANPI di Maserà Nicoletta Pannocchia