La possibilità di pubblicare, in esclusiva, Il fantastico documento in stile liberty che vedete, ci è stata offerta da un nostro lettore che ringraziamo. Si tratta del Signor Antonio Benetti e tra poco saprete tutta la storia per intero.

La pergamena di ricordo della prima comunione di Leonino Da Zara ci racconta come minimo due storie, quella della famiglia Benetti e quella del piccolo Leonino, che avrà però conseguenze importanti anche per il Barone adulto.

Per quanto riguarda la storia del signor Benetti purtroppo, essendo passati molti anni, i ricordi sono pochi. Tuttavia sono sufficienti per far tornare indietro a tanti anni fa, quasi 60, quando la sua famiglia, che abitava dentro il perimetro dell’Agenzia Da Zara a Casalserugo, fu costretta ad andarsene da quell’appartamento perché il Barone, morto povero a Roma qualche mese prima, aveva venduto tutto.......

Sicchè il ricordo di quel grande cortile, di quegli usci e finestre, di quel grande muro tutto intorno, torna alla mente del sig. Antonio mentre mi racconta, con la piccola pergamena in mano, che i suoi erano i custodi in Agenzia ma che, alla morte del Barone vennero in sostanza “sfrattati” quando lui aveva quattro anni, ottenendo dal nuovo proprietario -il dott. Tasca- un piccolo appartamento in affitto nella palazzina di fronte, assieme ad altre tre famiglie.

Così, dai racconti della madre più in là negli anni, (il padre del sig. Antonio morì l’anno seguente la morte del Barone) al bambino che chiedeva che cosa fosse quel quadretto di prima comunione, la madre gli rispondeva che era del vecchio padrone della Corte e che lo portò con sé come ricordo di quando abitavano là dentro, ovvero gli anni migliori passati assieme al marito.

Molto importante invece per noi “storici” locali in quanto ci permette di fugare qualsiasi dubbio sul fatto che Leonino fosse stato battezzato di nascosto dalla madre alla nascita, visto che l’atto di battesimo non è mai stato rintracciato.

Come sapete infatti Leonino era figlio illegittimo di Leone, ricchissimo possidente ebreo e riconosciuto dal padre solo l’anno successivo alla nascita. Il fatto che la madre, sebbene di nascosto, abbia provveduto al battesimo cattolico solleverà il Barone adulto da notevoli e spiacevolissimi grattacapi per non dire di peggio, quando potè infatti affermare, rivolto ai fascisti che lo “accusavano” di essere un giudeo che lui era un buon cristiano né più né meno degli altri. Perciò le continue critiche al regime di Mussolini che Leonino proferiva in pubblico verso il 1940 finirono col costargli “solo” il confino, anziché molto di più.

Un’ultima cosa: la comunione è avvenuta a Venezia, come mai? In realtà il nostro Barone non ebbe una infanzia felice (naturalmente niente a che vedere con l’infanzia dei suoi coetanei contadini), vuoi per i problemi di salute ma soprattutto perché padre e madre, subito dopo essersi sposati,hanno iniziato a non sopportarsi più. Il bambino perciò fu mandato a scuola a Venezia, al collegio convitto Foscarini, dentro al quale sorge la chiesa di S. Caterina, dove è avvenuta la prima comunione. I genitori li vedeva solo durante le vacanze. Di sicuro c’è anche che mamma e papà gli volevano un gran bene e che, pur di farsi un dispetto l’un l’altro lo ricoprivano di regali e di soldi; per lui però quegli anni a Venezia e quelli passati da bambino in Villa Da Zara a Casalserugo senza mai vedere i genitori insieme non furono certo i più belli della sua vita.

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