foto dal web: ingresso auschwitz-birkenau

Sabato 13 Aprile a Ponte San Nicolò, grazie ad una ricerca dell'ANPI sezione di Ponte San Nicolò in collaborazione con l'ANPI provinciale di Padova, le figlie del soldato inglese Jim Ayers, prigioniero nel campo di lavoro di Ponte San Nicolò, hanno incontrato  la famiglia Marzotto che nel 1943 ha salvato la vita del padre e di un altro soldato.
Nel corso della giornata in cui le due famiglie hanno confrontato ricordi e testimonianze di questa storia straordinaria di solidarietà e sacrificio, le figlie di Jim, Fiona e Gabrielle, e il marito di Gabrielle Brian, hanno potuto visitare la casa di Pozzoveggiani dove i due soldati erano nascosti, e da dove Gino Marzotto venne prelevato dai fascisti durante un rastrellamento, portato a Padova e picchiato, ma senza mai rivelare la presenza dei soldati.

Al centro le figlie del soldato inglese Jim Ayers, Fiona e Gabrielle con la fam.Marzotto.

Nel corso della giornata oltre ad un pranzo organizzato dall'ANPI con la famiglia Marzotto, le figlie di Jim Ayers hanno potuto vedere i luoghi in cui fino all'8 settembre 1943 il padre e il compagno di fuga Victor erano rinchiusi, uno dei 18 campi distaccati del campo di prigionia principale PG 120 di Chiesanuova, che ospitava circa una cinquantina di soldati, nei terreni allora di proprietà di Montesi su via san Martino e Solferino verso la zona artigianale di Roncajette.
La giornata, emozionante e carica di significato per la cittadinanza e il nostro territorio, si è conclusa con una cerimonia di riconoscimento per la famiglia Marzotto e per le figlie di Jim Ayers alla presenza di rappresentanti dell'Amministrazione comunale di Padova e di Ponte san Nicolò, in cui l'ANPI di Ponte San Nicolò e il suo gruppo di lavoro sulle ricerche storiche hanno presentato i primi risultati di una ricerca tuttora in corso che mira ad identificare le famiglie che a rischio della propria vita nascosero ed ospitarono soldati alleati nel territorio di Ponte San Nicolò, procedendo ad una ricostruzione storica di una vicenda, quella dei prigionieri alleati salvati da famiglie italiane, che venne definita "scritta sull'acqua" dallo storico Roger Absalom, in quanto molti documenti e testimonianze sono ad oggi perse.

L'iniziativa pubblica presentata da Massimo Michielotto e Carlo Bettio, e con il contributo delle ricerche di Emanuele Martino dell'ANPI di Ponte San Nicolò, ha raccontato questa vicenda, individuando la posizione del campo di prigionia e dando inizio ad un complesso percorso di ricerca che riguarda più famiglie che con straordinario coraggio e determinazione hanno protetto nelle loro abitazioni ex prigionieri di guerra.

Articolo di Emanuele Martino ph. Giuseppe Tiozzo