Donna Ernesta Segre Da Zara

 

Ernesta Da Zara logo

LA FAMIGLIA DA ZARA IV parte

Dott.ssa Cristina Ravara Montebelli

(*) Archeologa di professione, cultore di Topografia antica (Università di Bologna, campus Ravenna), amministratore della start up YourBoost srls, autrice di libri e articoli scientifici di archeologia e storia.

Donna Ernesta Segre Da Zara e l’alta società italiana

Ernestina o Ernesta, come preferiva farsi chiamare, nasce a Vercelli nel 1865, figlia di Pugliese Celestina e del Cav. Giacomo Segre (o Segré a seconda delle diverse grafie), ma come abbiamo già avuto modo di scrivere, si vociferava fosse figlia illegittima del famoso letterato Cesare Cantù.
Il 30 marzo 1886, la ventunenne Ernesta si unisce in matrimonio a Milano con il ricco possidente e finanziere padovano Giuseppe Da Zara, di ben 10 anni più vecchio di lei e forse questa differenza di età deve avere inciso sui loro ménage coniugale.

L’unione è salutata da opuscoli d’occasione offerti dagli amici delle due famiglie, nei quali sono pubblicati importanti documenti inediti come una “Lettera ai suoi genitori” di Giovanni Battista Belzoni oppure l'inedita lettera di Massimo d'Azeglio alla moglie Luisa Blondel o ancora la poesia inedita dello scienziato Emilio Morpurgo, offerta dal suo giovane figlio, l’Avv. Guido Morpurgo, amico di famiglia.
Dopo il matrimonio Ernesta si trasferisce a Padova, nell’abitazione del marito e della famiglia Da Zara, dove affronta con grande tenacia, non solo il nuovo ruolo di moglie, al fianco di uno dei più noti finanzieri dell’epoca, e di madre di tre figli, ma soprattutto quello di signora dell’alta società padovana, benefattrice e raffinata organizzatrice di eventi mondani.
Il nome della signora Da Zara sarà sempre presente nelle principali iniziative di Padova, fin dal 1892, quando lo troviamo nell’elenco delle “Signore Padovane” sottoscrittrici del “Gonfalone storico” donato all’Università, in occasione delle onoranze a Galileo Galilei, nel terzo centenario dalla sua prima prolusione come cattedratico, avvenuta il 7 dicembre 1592.

Nell’elenco e nella pergamena che accompagnava il dono, compaiono i nomi del gotha femminile padovano, in particolare quello di Bona Benvenisti Viterbi (moglie di Giuseppe Benvenisti, consigliere ed assessore per molti anni a Maserà) della Marchesa Fosca Grimani Dondi Dall’Orologio (moglie di Giovanni e quindi cognata di Antonio Jacopo Dondi Orologio, il più longevo sindaco di Maserà) ed di altre due donne della famiglia Da Zara, Rosa Da Zara Nannarone e Amalia Levi Da Zara, delle quali abbiamo già scritto.
Il Gonfalone era stato ideato e disegnato dal Circolo degli Artisti Padovani, con un particolare apporto del Presidente, Giulio Lupati e dell’architetto Angelo Rossi, realizzato dalla Ditta Rinaldo Martini di Milano, specializzata in ricami in seta, lana e oro ed è quello che ancora oggi si conserva in Università.

Nel 1892 Ernesta aveva anche partecipato al matrimonio del fratello ingegnere, Enrico Segre, sposatosi a Milano con la torinese Alina Sinigaglia, figlia di Abramo Alberto e di Emilia Romanelli, ma soprattutto sorella di un ben più famoso Sinigaglia, il compositore Leone Sinigaglia (1868–1944), che a Vienna ed a Praga aveva studiato con Dvořák e successivamente si era dedicato alla musica popolare piemontese.
L'esistenza dei cognati di Ernesta, Alina e Leone, si concluderà purtroppo tragicamente il 16 maggio del 1944. Due fascisti si presentarono all'Ospedale Mauriziano di Torino, dove aveva trovato rifugio Leone, che colto da malore morì all’istante, mentre la sorella si spense solo 21 giorni dopo.

Gonfalone università di Padova

in foto il Gonfalone dell’Università di Padova realizzato nel 1892 (foto di ©Corinto Baliello)

Donna Ernesta “amabile padrona di casa”

Donna Ernesta Da Zara si distingue per essere la “più amabile padrona di casa che si possa desiderare, in un quadro di festosità e signorilità assai rara”.
Le ville e i palazzi che nel padovano deve gestire da perfetta padrona di casa non sono infatti pochi! Oltre al palazzo di città in via Santo Spirito n. 970, si divide fra le Ville di Casalserugo e Maserà, nel periodo in cui il marito è sindaco, ma anche fra quelle di Lozzo Atestino e Merlara.
Nell’agosto del 1901 Ernesta si concede quindi una meritata vacanza con la famiglia a Rimini, affittando il villino Claudia, e la sua “aristocratica figura”, avvolta negli abiti bianchi alla moda di Parigi, è avvistata alle feste da ballo del Kursaal. Crediamo sia proprio lei, la signora, descritta nel giornale balneare “La Vita Nuova” dell’11 agosto 1901 con queste parole:
“Nacque a Milano ma risiede a Padova. E’ tutto ciò che vi può essere di superiormente ricco ed elegante. Fa il bagno laggiù alle capanne ed il suo apparire è accolto ogni giorno da un ‘Oh!’ di ammirazione e di entusiasmo. La sua bellezza bruna risalta mirabilmente in quell’onda di trine, di chiffons, di gioielli di valore indescrivibile. E’ il dernier cri, l’emancipazione della più perfetta eleganza parigina”.
La moda all’ultimo grido (dernier cri), la raffinatezza e l’emancipazione saranno i suoi tratti distintivi per il resto della vita.

Nel 1905 infatti, quando si discuteva in Parlamento un nuovo disegno di legge per l’estensione del voto anche alle donne, Ernesta è incaricata dalla Presidenza del Comitato Nazionale delle donne italiane per il plebiscito femminile, di costituire il sottocomitato per la città di Padova e il 31 dicembre 1905, nel suo palazzo padovano, si riunivano molte signore dell’aristocrazia padovana, per dar vita al sottocomitato, del quale lei è la prima firmataria.
La vita di coppia fra Giuseppe ed Ernesta sembra invece procedere su binari che non s’incontrano mai. La malattia di Giuseppe, che lo aveva portato a rinunciare all’incarico di sindaco di Maserà, sembra allontanarlo anche dalla moglie, infatti nell’estate del 1906, lo abbiamo già visto frequentare da solo le Terme di San Pellegrino, dove lo ritroviamo anche a luglio dell’anno seguente con il “seguito”, ma senza Ernesta e i figli.
L’anno 1908 per Ernesta è molto impegnativo, infatti troviamo il suo nome citato in numerose iniziative pubbliche, prevalentemente benefiche.
Nel pomeriggio del 5 gennaio interviene con altre signore e autorità all’inaugurazione della mostra artistica con relativo “Bazar della fortuna”, organizzata nella Loggia Amulea, a favore dell’Ospizio Marino e Istituto Rachitici. A questa mostra si recherà in visita anche la principessa Maria Letizia, consorte di Amedeo di Savoia, e ad un evento mondano di questo livello non poteva certo mancare Ernesta insieme ai figli, Marco, Carolina e Bianca.
A breve distanza di tempo, il 26 gennaio, si tiene l’assemblea del Comitato padovano della “Dante Alighieri”, la società che ancora oggi tutela e diffonde la cultura italiana nel mondo, della quale Ernesta era già membro del Consiglio e che viene riconfermata anche per l’anno 1908.
Nel giugno dello stesso anno invece è nominata presidentessa di un altro importante Comitato, quello per la realizzazione di una Casa del Pane a Padova.
La prima Casa del Pane era sorta nel 1902 a Massa Lombarda da un’idea, o per meglio dire, un ideale del famoso gallerista d’arte Giuseppe Sangiorgi di Roma, che al motto di “il pane per tutti” aveva distribuito 10.000 pani gratuiti.
Nel 1908 Sangiorgi aveva mobilitato le signore dell’alta società italiana con il compito di creare comitati locali e di vendere cartoline realizzate ad hoc con l’immagine della Regina Margherita “augusta patrona delle Case del Pane”, per raccogliere fondi ed aprire altre sedi in altre città italiane, fra le quali anche Padova, ma l’iniziativa non ebbe seguito.

Donna Ernesta Da Zara
in foto donna Ernesta Segre Da Zara nel 1908 (da La donna, 20 giugno 1908)

Il 1910 è un anno che vede Ernesta impegnata in varie circostanze, nelle quali è coinvolta la famiglia, ma non tutta intera, perché manca Giuseppe.
Il 20 gennaio Ernesta è in trepidante attesa di vedere il nipote Leonino da Zara sul suo biplano, sorvolare il Campo Sperimentale dei Pratiarcati: insieme a lei, con il naso in su e il frastuono nelle orecchie, ci sono anche le figlie, Lina, che è fidanzata con Leonino, e Bianca Giulia.
Pochi giorni dopo, il 4 febbraio, presso l’Hotel Croce d’Oro, viene organizzato un ballo a favore della Congregazione di Carità padovana e le signore, come api attorno alla loro regina, circondano Ernesta “squisita in una di quelle toilettes che hanno tutta la bellezza della linea dei grandi creatori parigini e la linea superba di chi le porta”.
Nella fitta schiera di signore, la prima ad essere notata dal cronista dell’epoca è la figlia ventenne Lina, avvolta nel suo abito in tulle bianco trasparente e lilla ed è proprio a lei che saranno rivolte tutte le attenzioni di Ernesta nel corso di quest’anno, per l’organizzazione del suo atteso matrimonio con una celebrità dell’epoca come Leonino, che si terrà il 6 settembre del 1911 ed al quale non poteva mancare Giuseppe “visibilmente commosso”.
Il 9 ottobre 1910, un altro evento aveva invece coinvolto Ernesta dal punto di vista emozionale e il suo cuore di mamma deve aver palpitato forte, in preda all’angoscia per la sorte del figlio maggiore, Marco detto Neni: una “vertenza cavalleresca” lo aveva infatti portato a duellare con un certo signor De Rossi di Roma, ma il duello si era concluso fortunatamente a favore del Da Zara, con un abbraccio amichevole fra i contendenti.
Dopo il matrimonio di Carolina, ecco che Ernesta si dedica all’organizzazione di quello per la figlia più piccola, Bianca Giulia, solo diciannovenne, quando sposa il conte Antonio Negroni-Parti-Morosini e sono “cospicue nozze”, come titola la Gazzetta di Venezia del 30 maggio 1912.

La gestione delle proprietà e i ricevimenti del venerdì

Dopo la morte di Giuseppe, avvenuta nel 1923, Ernesta continua a gestire proficuamente il patrimonio di famiglia e per avere un’idea dell’entità di questo patrimonio basta dire che è titolare di un pacchetto azionario della Banca d'Italia di 600 azioni, il decimo per quantità a livello nazionale su 36 totali.
Tre anni dopo sottoscrive il Prestito del Littorio (la misura introdotta da Mussolini per evitare gli effetti collaterali provocati dalla rivalutazione della lira) con la cifra cospicua di ben 135.000 lire, mentre il famoso nipote Leonino contribuiva con 100.000 lire.
Nel 1930 il nome di donna Ernesta compare anche nelle colonne del quotidiano torinese La Stampa, con i più bei nomi femminili dell'aristocrazia italiana, in occasione della presentazione alla Regina della nuova Fiat 514, perché dopo averla provata, esprime il suo giudizio e le sue impressioni sulla vettura in questi termini: "Mi dichiaro veramente entusiasta della nuova vettura 514. La considero un vero gioiello di perfezione e di eleganza".

E’ evidente che la baronessa Da Zara frequenta la nobiltà non solo padovana, ma romana e i membri della real casa, infatti ad ottobre dello stesso anno, organizza un elegantissimo ballo nel lussuoso salone del Grand Hotel delle Dolomiti di San Martino di Castrozza, in onore del Principe di Udine, Ferdinando di Savoia-Genova, e del Duca di Bergamo, Adalberto di Savoia-Genova.
L’alta società padovana quindi fa a gara per ricevere l’invito ai suoi famosi “Venerdì sera, che sono quasi una tradizione per la Padova mondana”, quando le sale del suo palazzo si animano di balli e giochi di carte, perché “la gentile dama ha il dono di saper così bene, e così festosamente, fare gli onori di casa che riesce sempre a far dimenticare a tutti i suoi ospiti i pensieri, le preoccupazioni della vita quotidiana; cosicchè le ore passate nelle sue sale rappresentano un’oasi nel grigiore della solita vita”. Donna Da Zara ha sempre un sorriso e una parola gentile per tutti i suoi ospiti, verso mezzanotte si apre il ricco buffet e partono i balli sfrenati. “Son già le tre! Le ore sono veramente volate: Donna Ernesta Da Zara, per nulla affaticata vorrebbe che i suoi ospiti si trattenessero ancora”.

La mondanità però non la distoglie dal far prosperare le tante proprietà terriere, fino al punto di ottenere nel 1932 da Mussolini in persona, il premio per la battaglia del grano, come ricorda questo breve trafiletto del quotidiano La Stampa: "Fra i premiati era donna Ernesta Da Zara di Merlara in provincia di Padova, che ha raggiunto un prodotto ragguagliato ad ettaro di quintali 46,14 contro una media di zona di quintali 28. Complimentata dal Duce, la signora Da Zara è stata molto festeggiata dall'assemblea".
Le ultime informazioni su di lei sono del 1937, quando risulta ancora titolare della Ditta Donna Ernesta Da Zara-Segre, con sede a Padova, e il 14 luglio dello stesso anno presenta domanda al Ministero dei Lavori Pubblici, Magistrato delle Acque dell’Ufficio di Este, per la sanatoria di una "derivazione di 7.25 moduli d’acqua dal fiume Fratta in Comune di Merlara". Ha ben 72 anni, ma pare ancora in piena attività!

Agenzia D Zara di Merlara

in foto Agenzia di Merlara nel 1933 (da L’economia Nazionale).

Tomba di Ernesta Da Zara

Il monumento funebre di Ernesta, sepolta insieme al figlio Neni, si trova nella Galleria meridionale, braccio ovest del Cimitero Maggiore di Padova.

Bibliografia:
C. Ravara Montebelli, Diplomatici e personalità ebraiche a San Marino (XIX - prima metà XX sec.), Bookstones, Rimini 2019 in versione Ebook, con bibliografia precedente e fonti documentarie.
E. Chiaretto, Storie nella storia di Maserà. Il motore a lacrime e sangue, Susil edizioni 2018.
A. C. Maritan, L.D.Z. Leonino Da Zara. La sua famiglia, il possidente, il pioniere dell’aereonautica, il giornalista, lo scrittore, dattiloscritto, Casalserugo 2014.

Fonti documentarie:

G. B. Belzoni, Lettera ai suoi genitori, 20 febbraio 1816, in Per Nozze Da Zara-Segré. Lettere, Padova Salmin 1886.
Onoranze a Galileo Galilei nel terzo centenario della sua prelezione nell’Università di Padova. Dicembre 1892, Narrazione e Documenti, Padova 1896, pp. 14-17.
Gazzetta di Venezia, 1 gennaio 1905.
Giornale di S. Pellegrino, 14 luglio 1907.
Gazzetta di Venezia, 6 gennaio 1908.
La donna, 20 giugno 1908.
Gazzetta di Venezia, 6 febbraio 1910.
Gazzetta di Venezia, 9 ottobre 1910.
Gazzetta di Venezia, 30 maggio 1912.
La Stampa, 19 dicembre 1926.
Lidel, ottobre 1930.
Padova rivista mensile dell'attività municipale e cittadina, marzo 1932.

Manufatti funerari dei cimiteri di Padova di Lorenzo M.Magnano