Ritrovamenti archeologici di epoca romana e pre romana a sud di Padova

Questo articolo certo non vuole esaurire un filone storico di così vasta portata, oggetto di continuo studio da parte di cattedratici, esperti, archeologi.
Lo scopo che ci siamo prefissi, casomai, è quello di ingenerare una certa curiosità nei nostri lettori per un argomento che, riteniamo, non sia ben conosciuto quand’anche proprio sconosciuto ai più.
Si tratta dei ritrovamenti archeologici di epoca romana e preromana rinvenuti, spesso casualmente, nei dintorni sud di Padova.

Esiste tutto un filone di studio molto ben documentato e sempre in continuo sviluppo, che descrive come tra il I e II secolo d.C. le nostre zone siano state oggetto di centuriazione. Queste zone, non meno di quelle più famose a nord di Padova, erano molto ricche, adattissime per una grande varietà di coltivazioni, per l’allevamento, per i prodotti dell’orto, per il grano e per la vite.
Dunque, come scrivono gli esperti, non è né difficile né errato pensare che siano sorti dei villaggi, magari nei pressi di alcune “fattorie” (denominate Ville Rustiche) e qualche studioso si spinge addirittura ad ipotizzare che queste fattorie di epoca romana e poi tardo antica fossero più d’una (anche a Maserà) il che testimonierebbe, appunto, della ricchezza del territorio.
Naturalmente accanto agli insediamenti abitativi c’erano i luoghi di sepoltura dei morti, le tombe, i tumuli.

Ritratti Padovani del XIX secolo

GABINETTI FOTOGRAFICI PADOVANI E CLIENTELA NELLA SECONDA META’ DEL XIX SECOLO
Premessa
Essendo venuti in possesso di alcune significative foto di ritratti eseguiti da fotografi operanti a Padova tra il 1860 e il 1900, Casalserugo e dintorni si è ripromesso di farle ovviamente conoscere ai propri lettori ma non solo come curiosità, bensì attraverso una lettura un po’ più approfondita. Chi non si intende di tecnica fotografica, di teoria, di composizione, potrà gustarsi questi gran signori e signore in posa, magari guardandone le acconciature o i vestiti, apprezzando la moda dell’epoca. Chi si intende di fotografia vedrà ad esempio l’uso degli sfondi, le proporzioni, i dettagli usati per mettere in evidenza l’agio e il censo del cliente, e così via. Questo piccolo saggio vuole essere un piccolo parziale contributo, per la conoscenza di un aspetto della Padova che non esiste ovviamente più, insomma quel recupero della memoria che da anni ormai stiamo tentando di perseguire con tutti i nostri mezzi.

ALCUNE DATE IMPORTANTI
Tralasciando gli albori dei Dagherrotipi, ci preme qui inquadrare il periodo dal punto di vista delle conoscenze tecnologiche sulla fotografia.
1851- Scott Archer mette a punto una procedura innovativa che consente una maggiore nitidezza dell’immagine (colloidi a umido) dando così un notevole impulso alla ritrattistica.
1880- Viene utilizzato il bromuro di argento, che consente maggiore rapidità e minori costi per le macchine, anche se nei ritratti formato visita si utilizzerà per molto tempo la tecnica all’albumina, ovvero con la chiara d’uovo che reagendo col nitrato d’argento dava luogo al cloruro d’argento fotosensibile e dunque necessario per la riproduzione.
1883- Si impiega per la prima volta il lampo al magnesio, un grande passo avanti, specie appunto per le foto da studio. Iniziano le prime pubblicazione sulla passione del fotografo e della fotografia, con la stampa di alcuni manuali
1888- Entrano in commercio le prime Kodak camera, o le italiane Lamperti e Garbagnati, così da diversificare le macchine a seconda dell’utilizzo: da studio, da viaggio, a mano, tascabili
1889- Nasce a Firenze la Società Fotografica Italiana

PERCHE’ FARSI RITRARRE?
All’inizio, ancora prima di essere utilizzato come elemento distintivo di riconoscimento ......

I FOTOGRAFI PADOVANI ....(per l'articolo completo clicca sul titolo)

Nel centenario della Prima guerra mondiale

Domenica 4 novembre 2018 ci siamo recati ad Albignasego per assistere alla cerimonia di commemorazione del centenario dell'armistizio di villa Giusti, che poneva fine alla prima guerra mondiale. Abbiamo seguito i discorsi e la consegna delle medaglie con pergamena ai discendenti dei combattenti di Albignasego  caduti nella grande guerra.

Riportiamo qui di seguito il discorso tenuto dalla prof. Liviana Gazzetta, dalla quale poi abbiamo ottenuto una breve intervista che proponiamo qui all'interno dell'articolo

Concittadine, concittadini, siamo qui oggi, nel centenario della fine della Prima guerra mondiale, ad un appuntamento con la storia: con la nostra storia nazionale, ma anche con la storia europea e la storia mondiale, che sentiamo sempre più vicina. (per l'articolo completo clicca sul titolo)

Giorgio Perlasca e il silenzio colpevole

Come tutti noi sappiamo, il maseratese più famoso, Giorgio Perlasca, salvò dall’olocausto migliaia di ebrei in quel di Budapest, tra il 1944-45 fingendosi diplomatico spagnolo.

Ugualmente nota è la circostanza secondo la quale sul finire degli anni ottanta, un gruppo di donne ungheresi, sentendo non si sa come il nome Perlasca, si misero alla ricerca di questo presunto diplomatico spagnolo, fino a giungere, nel 1988 a scoprire che in realtà Giorgio Perlasca era italiano e viveva a Padova.

Da qua in poi fu tutto un susseguirsi di riconoscimenti ai più alti livelli, iniziando prima con l’intervista televisiva a Giovanni Minoli su “Mixer” (1990) e poi il bellissimo libro di Enrico Deaglio “La banalità del bene” del 1991.
Se si va a scavare un po’ più a fondo si scopre però che Giorgio Perlasca tentò molte volte dopo la guerra di raccontare la sua storia, addirittura ai più alti livelli: persino con De Gasperi.

Ma non successe nulla, nessuno sembrava credergli.

Ricorda lo stesso Perlasca, quando Deaglio gli chiede lumi su questa faccenda:........

In ricordo di Agostino, una persona perbene

Ci sono persone che fanno la storia di una comunità ma non passano alla Storia, sopravvivono però nella memoria dei loro cari, in uno scrigno pieno di ricordi preziosi da custodire e, se possibile, da tramandare nel tempo.
Capita a volte che, proprio la tragica modalità della loro scomparsa - come un grosso pugno alla bocca dello stomaco - ci costringa a fermarci per rifiatare. E’ in questi momenti di grande dolore che ci viene data l’opportunità per riflettere su questi meravigliosi compagni di viaggio, coi quali abbiamo camminato sulla strada della vita, e solo ora, che non ci sono più, capiamo l’importanza di averli avuti accanto: talvolta davanti a guidarci, altre volte dietro a sospingerci. Quasi sempre al nostro fianco, a condividere tante esperienze, legati in un abbraccio fraterno che ha reso più agevole il cammino e più gioiosa l’esistenza di un’intera comunità.

Agostino Buratin era una di queste persone. Era un amico, un fratello, uno su cui potevi contare. Sempre!
Se nel nostro piccolo mondo ci fosse qualche Agostino in più ce ne accorgeremmo subito, perché sarebbe un mondo migliore: ci sarebbe più passione civile, più fede nelle capacità umane, più solidarietà ed amicizia, più onestà, anche di pensiero. Più bontà. (“I me dise spesso che so bon, massa bon … spero no tre volte bon…”). Più amore per la ricerca della verità. Più rispetto per le persone e le idee.