Nel centenario della Prima guerra mondiale

Domenica 4 novembre 2018 ci siamo recati ad Albignasego per assistere alla cerimonia di commemorazione del centenario dell'armistizio di villa Giusti, che poneva fine alla prima guerra mondiale. Abbiamo seguito i discorsi e la consegna delle medaglie con pergamena ai discendenti dei combattenti di Albignasego  caduti nella grande guerra.

Riportiamo qui di seguito il discorso tenuto dalla prof. Liviana Gazzetta, dalla quale poi abbiamo ottenuto una breve intervista che proponiamo qui all'interno dell'articolo

Concittadine, concittadini, siamo qui oggi, nel centenario della fine della Prima guerra mondiale, ad un appuntamento con la storia: con la nostra storia nazionale, ma anche con la storia europea e la storia mondiale, che sentiamo sempre più vicina. (per l'articolo completo clicca sul titolo)

Giorgio Perlasca e il silenzio colpevole

Come tutti noi sappiamo, il maseratese più famoso, Giorgio Perlasca, salvò dall’olocausto migliaia di ebrei in quel di Budapest, tra il 1944-45 fingendosi diplomatico spagnolo.

Ugualmente nota è la circostanza secondo la quale sul finire degli anni ottanta, un gruppo di donne ungheresi, sentendo non si sa come il nome Perlasca, si misero alla ricerca di questo presunto diplomatico spagnolo, fino a giungere, nel 1988 a scoprire che in realtà Giorgio Perlasca era italiano e viveva a Padova.

Da qua in poi fu tutto un susseguirsi di riconoscimenti ai più alti livelli, iniziando prima con l’intervista televisiva a Giovanni Minoli su “Mixer” (1990) e poi il bellissimo libro di Enrico Deaglio “La banalità del bene” del 1991.
Se si va a scavare un po’ più a fondo si scopre però che Giorgio Perlasca tentò molte volte dopo la guerra di raccontare la sua storia, addirittura ai più alti livelli: persino con De Gasperi.

Ma non successe nulla, nessuno sembrava credergli.

Ricorda lo stesso Perlasca, quando Deaglio gli chiede lumi su questa faccenda:........

In ricordo di Agostino, una persona perbene

Ci sono persone che fanno la storia di una comunità ma non passano alla Storia, sopravvivono però nella memoria dei loro cari, in uno scrigno pieno di ricordi preziosi da custodire e, se possibile, da tramandare nel tempo.
Capita a volte che, proprio la tragica modalità della loro scomparsa - come un grosso pugno alla bocca dello stomaco - ci costringa a fermarci per rifiatare. E’ in questi momenti di grande dolore che ci viene data l’opportunità per riflettere su questi meravigliosi compagni di viaggio, coi quali abbiamo camminato sulla strada della vita, e solo ora, che non ci sono più, capiamo l’importanza di averli avuti accanto: talvolta davanti a guidarci, altre volte dietro a sospingerci. Quasi sempre al nostro fianco, a condividere tante esperienze, legati in un abbraccio fraterno che ha reso più agevole il cammino e più gioiosa l’esistenza di un’intera comunità.

Agostino Buratin era una di queste persone. Era un amico, un fratello, uno su cui potevi contare. Sempre!
Se nel nostro piccolo mondo ci fosse qualche Agostino in più ce ne accorgeremmo subito, perché sarebbe un mondo migliore: ci sarebbe più passione civile, più fede nelle capacità umane, più solidarietà ed amicizia, più onestà, anche di pensiero. Più bontà. (“I me dise spesso che so bon, massa bon … spero no tre volte bon…”). Più amore per la ricerca della verità. Più rispetto per le persone e le idee.

In tanti per riscoprire la propria storia

Si è svolta venerdi 14 settembre, alla Corte Da Zara a Maserà, in una sala polivalente praticamente esaurita dei suoi duecento posti a sedere, la presentazione ufficiale del libro “Storie nella storia di Maserà” del nostro collaboratore ed amico Ennio Chiaretto. La serata, patrocinata dal comune, è stata davvero interessante, a tratti anche culturalmente impegnativa e per lunghi minuti anche divertente.

Possiamo ben testimoniarlo noi di Casalserugo e dintorni, presenti tra il pubblico a cogliere commenti e considerazioni.

Ben presentata da Gabriele Roma il quale, subito dopo avere introdotto le autorità presenti tra cui spiccavano l’assessore provinciale con delega alla cultura e vice sindaco di Casalserugo Dott.ssa Venturini, la sindaca di Cartura Franzolin, ha passato la parola per un breve saluto al vicesindaco ed ex sindaco di Maserà Dott. De Paoli.

Quindi interveniva, per il vero momento di analisi storica, la Dott.ssa Liviana Gazzetta, storica e autrice di numerosi saggi, libri e articoli. Del suo intervento ci ha molto colpito l’aggettivo “cinematografico” per descrivere l’andamento della scrittura del libro di Ennio e soprattutto il rimarcare che l’autore fa risalire l’inizio della conquista del benessere nelle nostre campagne in un periodo storico ben definito e ben descritto nel volume oggetto della presentazione. Tutto l’intervento è stato corredato dalla proiezione di slides sullo schermo gigante, cura di “Idee Grafiche” di Enrico Chiaretto, rimasto nell’ombra a curare l’ottima organizzazione tecnica.

Dopo avere presentato anche le associazioni del territorio presenti e altre personalità, Gabriele Roma ha passato il pallino della serata all’intervista con l’autore, curata e portata a compimento da Giovanni Lazzaro, un amico d’infanzia di Ennio.

Una intervista, sempre accompagnata da splendide foto e immagini sullo schermo gigante, che ha toccato vari temi presenti nel libro e nella quale c’è stato modo di approfondire un minimo i contenuti. Durante l’intervista la sorpresa data dagli interventi di “lettura interpretata” di brani del libro da parte dell’attore Pietro Alberto Venuti, impegnato, tra l’altro, in questi giorni, alla preparazione del tour per l’iniziativa “Padova Gotica”.

Un ospite d'eccellenza

Alle ore 19 del lontano 7 settembre 1968, veniva benedetta con rito solenne la nuova chiesa di Maserà di Padova in viale Kennedy, dedicata alla Natività della Beata Vergine Maria.

L'8 settembre 2018, esattamente cinquant'anni dopo, Sua Eccellenza Monsignor Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia e Segretario Personale di Benedetto XVI, ha varcato quella soglia per rendere omaggio al Santo Patrono della Comunità parrocchiale e per ricercare quel dialogo con il mondo, aperto alle periferie umane, che è uno dei pilastri del pontificato di Papa Francesco.

Nato in una piccola cittadina tedesca della Foresta Nera, da padre fabbro, è ora l'uomo più influente della curia Vaticana e vicino a 'due papi'.

Marco da Zara ed i terreni di Ponte san Nicolò

Entrata cortile palazzo Da Zara

Nel corso degli anni Trenta del secolo scorso Montesi acquisisce una vasta proprietà nel Comune di Ponte san Nicolò, dove impianta l’Azienda agricola Alba; il laboratorio analisi delle sementi, specializzato nella barbabietola, è ancora esistente, con funzioni di pizzeria-ristorante, all’angolo tra la Statale Piovese e viale del Lavoro. Ma chi era il proprietario di tali aree prima di Montesi?

I campi erano di proprietà di Marco da Zara, che viene discriminato in quanto ebreo. Nell’atto di acquisto datato 30 settembre 1939 (n.4918): “Da Zara Marco detto Neni del fu Comm. Giuseppe e di Segre’ Ernestina, nato a Padova il 17-4-1889, domiciliato a Padova via Marsala Civico n. 16 di razza ebrea, discriminato a tutti gli effetti dalle leggi razziali ecc …. Discriminato con Decreto del Ministero dell’Interno in data 31-1.1939 n. 71 venditore”.

Buon compleanno

Oggi Casalserugo e Dintorni compie 8 anni. Un portale locale, però senza confini geografici precisi, che ha mantenuto, fin dall'inizio, il solo intento di raccogliere informazioni storiche e sociali col fine di valorizzare il territorio. Senza falsa modestia già otto anni fa avevamo capito che internet e la rete social sarebbero stati le grandi protagoniste della nostra epoca e quindi le abbiamo utilizzate per lo scopo divulgativo fin dal primo giorno.
Dietro gli articoli e post, sempre più visti e apprezzati da un pubblico sempre più ampio e coinvolto (Visitatori unici dal 01/01/2018 ad oggi 3998 con punte di 1094 mensili) c'è comunque un lavoro fatto di passione e curiosità.
Otto anni per raccontare e raccogliere, con sempre maggiore rigore storico, tutti gli elementi necessari per scattare quella "fotografia di provincia" (di un pezzo di essa), intesa non solo e non tanto in senso fotografico, ma  soprattutto come una collezione di fotogrammi, attimi, fermi  immagine nello spazio e nel  tempo appunto di storia cultura e tradizioni, cosicché ciascun cittadino che ci legge possa considerare chi eravamo e chi siamo. Una piccola, modesta macchina del tempo alla portata di tutti.

Ora abbiamo tanti progetti  per il futuro..... e si, la fantasia non ci manca.....

Casa Giuditta Borgo mediovale di Cà Murà

BORGO MEDIEVALE DI CA’ MURÀ

“Pochi complessi hanno ancor oggi un ambito così vasto ed integro e possono essere goduti come al tempo della loro edificazione” (Istituto Regionale Ville Venete).

Nel 1.034 a “Casa murada” si ritrova una comunità benedettina. Il borgo medievale di Ca’ Murà (chiesetta, Villa, boarie, ospitale e case bracciantili) a Maserà è il maggior sito ambientale. Del monastero è rimasto l’Oratorio dei Santi Eurosia e Stefano in cui si fermarono Sant’Antonio e San Francesco.

Vicino sorge la seicentesca Villa dei Conti Petrobelli. Nell’Ottocento la nobildonna Eloisa Petrobelli sposò l’architetto neoclassico Giuseppe Jappelli, autore a Padova del Caffè Pedrocchi e Parco Treves.

La piccola casetta Giuditta era la dimora del “gastaldo”............

Leonino, il Thè, la Juventus e la prima "coppa del mondo" di calcio

Dopo “Un archeologo di nome Leonino” e “Il piccolo Leonino

LEONINO, Il THE’, LA JUVENTUS E LA PRIMA “COPPA DEL MONDO” DI CALCIO

Terza puntata del Leonino Da Zara inedito e poco conosciuto

Questa storia meriterebbe un film. Ho sentito dire che in Inghilterra ci hanno fatto un documentario ma vi assicuro che qui da noi gli ingredienti per fare un film ci sarebbero tutti.

Intanto si parla dello sport delle origini, il calcio cosiddetto "romantico" di oltre un secolo fa; un poco come l'atletica di “momenti di gloria” ma quasi vent’anni prima, durante gli anni nei quali in Italia si abbandonava la Bell’Epoque e l’art nouveau per via dell’irruzione in scena di un gruppo di intellettuali decisamente sopra le righe, con la loro carica di zang tumb tumb: chiedere a Marinetti e ai futuristi!  

Poi si parla di una disciplina sportiva che ancora a quell’epoca era ritenuta seria solo dagli inglesi. Il football d’altronde l’avevano inventato proprio oltremanica almeno quarant’anni prima; ma nel resto dell’Europa e specie da noi veniva considerato ancora un passatempo un po’ burino all’aria aperta che certi signorotti e uomini d’affari inglesi in viaggio amavano praticare, magari in accordo col più british “cricket”, fondando club a destra e a manca nel continente aiutati dagli altrettanto distinti signori del posto.

Così in Italia sono nate squadre come la Juventus, il Genoa e il Milan, quindi un primo campionato. Poi, nel giro di dieci anni, il foot-ball è dilagato come moda in molte città italiane: d’altronde bastavano un pallone, un campo di patate, due pali per parte e il divertimento per 22 scalmanati che inseguivano la palla impazzita tra gli schiamazzi e le risate di amici e parenti era assicurato.

Come detto, da noi il calcio è stato, per diversi anni, a cavallo tra otto e novecento........

Il piccolo Leonino

La possibilità di pubblicare, in esclusiva, Il fantastico documento in stile liberty che vedete, ci è stata offerta da un nostro lettore che ringraziamo. Si tratta del Signor Antonio Benetti e tra poco saprete tutta la storia per intero.

La pergamena di ricordo della prima comunione di Leonino Da Zara ci racconta come minimo due storie, quella della famiglia Benetti e quella del piccolo Leonino, che avrà però conseguenze importanti anche per il Barone adulto.

Per quanto riguarda la storia del signor Benetti purtroppo, essendo passati molti anni, i ricordi sono pochi. Tuttavia sono sufficienti per far tornare indietro a tanti anni fa, quasi 60, quando la sua famiglia, che abitava dentro il perimetro dell’Agenzia Da Zara a Casalserugo, fu costretta ad andarsene da quell’appartamento perché il Barone, morto povero a Roma qualche mese prima, aveva venduto tutto.......

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