Donna Ernesta Segre Da Zara

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Dott.ssa Cristina Ravara Montebelli
(*) Archeologa di professione, cultore di Topografia antica (Università di Bologna, campus Ravenna), amministratore della start up YourBoost srls, autrice di libri e articoli scientifici di archeologia e storia.

Donna Ernesta Segre Da Zara e l’alta società italiana

Ernestina o Ernesta, come preferiva farsi chiamare, nasce a Vercelli nel 1865, figlia di Pugliese Celestina e del Cav. Giacomo Segre (o Segré a seconda delle diverse grafie), ma come abbiamo già avuto modo di scrivere, si vociferava fosse figlia illegittima del famoso letterato Cesare Cantù.
Il 30 marzo 1886, la ventunenne Ernesta si unisce in matrimonio a Milano con il ricco possidente e finanziere padovano Giuseppe Da Zara, di ben 10 anni più vecchio di lei e forse questa differenza di età deve avere inciso sui loro ménage coniugale.

L’unione è salutata da opuscoli d’occasione offerti dagli amici delle due famiglie, nei quali sono pubblicati importanti documenti inediti come una “Lettera ai suoi genitori” di Giovanni Battista Belzoni oppure l'inedita lettera di Massimo d'Azeglio alla moglie Luisa Blondel o ancora la poesia inedita dello scienziato Emilio Morpurgo, offerta dal suo giovane figlio, l’Avv. Guido Morpurgo, amico di famiglia.

La miseria nei nostri paesi

zoccolaio

Nella descrizione che si fa dei nostri paesi di campagna tra fine otto e inizi novecento ci si sofferma spesso solamente sul mondo contadino, sui ricchissimi padroni delle terre, sui contratti, i gastaldi, le condizioni di vita, le lotte bracciantili, il ruolo del clero, ecc.

Come sappiamo era la miseria la padrona delle campagne e, se si vanno a vedere i giornali dell’epoca, si trovano molti articoli, spesso solamente trafiletti, dove l’indigenza dilagante in ogni borgo, spinta ai limiti, tracimava in vera e propria tragedia.

E’ il caso, ad esempio, dei suicidi di poveri pellagrosi, talmente numerosi che a malapena si guadagnavano tre righe sul quotidiano.

Tale condizione di vita investiva non solo il mondo contadino. C’era anche tutta un’altra fascia di lavoratori, una realtà pulviscolare poco considerata e sofferente in egual misura che i contadini, stiamo parlando degli artigiani, piccole botteghe e lavori umili, costretti anche loro a fare i conti con una situazione nella quale la mera sopravvivenza era l’obiettivo giornaliero..

ADRIANO CLAUDIO MARITAN

Un anno fa, l'11 aprile 2019, ci lasciava Claudio Maritan. Per Casalserugo e dintorni si tratta di una data da ricordare, perchè il contributo dato da Claudio alla riscoperta storica di un territorio, la sua generosità nel condividere conoscenze, l'essere presente quando ce n'era bisogno, sono cose che non si possono dimenticare. L'autunno precedente la sua scomparsa Claudio ci diede una intervista a cuore aperto, che abbiamo raccolto in un volumetto che proponiamo ai nostri lettori anche da sfogliare (qui sotto). Dentro c'è la sua storia, quella di Casalserugo e un pò anche la nostra. Un modo sincero di ricordarlo, senza enfasi e senza paroloni che sicuramente lo avrebbero anche disturbato. Tutto il lavoro di Casalserugo e dintorni si basa sulla memoria e, come ha detto qualcuno in questi giorni tristi: "noi non siamo ricchi ma abbiamo buona memoria". Grazie ancora a te, Claudio e grazie alla famiglia Maritan che ci ha aiutato in questo ricordo.
Giuseppe, Ennio, Casalserugo e dintorni.

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Il finanziere Giuseppe da Zara

Stemma della casata e foto del finanziere Giuseppe Da Zara​

LA FAMIGLIA DA ZARA III parte

Di Cristina Ravara Montebelli *

Il finanziere Giuseppe da Zara
Dopo la morte del marito Moisè Da Zara, il 23 settembre 1879, Carolina Trieste era rimasta sola a gestire la famiglia, insieme ai figli Giuseppe, il maggiore; Nina, già sposata dal 1877 con il dott. Giorgio Bianchini di Rovigo, e Leone, ancora minorenne.
Nella divisione dei beni, a Giuseppe erano toccate le proprietà di Maserà e Bertipaglia con la Corte Benedettina, poi chiamata Corte Da Zara e la Villa Lion-Da Zara o Villa delle statue a Casalserugo, mentre a Leone erano spettati i terreni di Casalserugo e Bovolenta, con una parte di Pratiarcati, e i terreni a Pontelongo.
A Merlara la famiglia era già proprietaria di grandi estensioni di terreni, oltre 38 ettari, facenti parte del fondo “Castellaro”. Dopo le morte di Moisé, i suoi eredi, ovvero il fratello Marco, la vedova Carolina -quale rappresentante dei figli Leone, Giuseppe e Nina (autorizzata dal marito)- avevano richiesto ed ottenuto in concessione per 30 anni di deviare le “acque colaticcie delle risaie Serraglio e Valli Barbarigo”, per irrigare quei loro vasti terreni. Qui sorgeva anche la loro villa, detta Barbarigo-Venier, poi Da Zara, oggi ubicata in Piazza Martiri della Libertà n. 16.
All’una di notte del 17 gennaio 1885, nella casa di Via Santo Spirito n. 970 a Padova, moriva anche Carolina Trieste Da Zara, ancora debitrice di ben 470.000 lire verso i propri figli Giuseppe e Leone.

Un membro dell’alta finanza italiana
Alla morte del padre, Giuseppe aveva solo 24 anni.
Dopo il servizio militare, svolto nel distretto di Padova, nel 1880 Giuseppe inizia la sua luminosa carriera in campo assicurativo a Milano, dove conosce la ventunenne Ernesta o Ernestina Segre (o Segré), che sposa il 30 marzo 1886.
Ernesta, nata a Vercelli e residente nel capoluogo lombardo, era la figlia di Giacomo Segre, ma si vociferava fosse figlia illegittima del letterato Cesare Cantù e questa diceria non doveva essere del tutto infondata, dal momento che Cantù figura agli atti come testimone di nozze della sposa e regala alla coppia “un bellissimo cofanetto ed il proprio ritratto con affettuosa dedica alla sposa felice, in onore della quale ei volle dar pure una festa geniale, a cui intervenne l’eletta società milanese”.....

 

(*) Archeologa di professione, cultore di Topografia antica (Università di Bologna, campus Ravenna), amministratore della start up YourBoost srls, autrice di libri e articoli scientifici di archeologia e storia.

Stuck 9828 il coraggio e la forza di non dimenticare

Sabato, 25 Gennaio 2020.

In occasione della "Giornata della memoria" istituita nel 2005 dalle Nazioni Unite, per commemorare le vittime dell'olocausto, Casalserugo e dintorni ha voluto essere presente alla prima rappresentazione di una performance di teatro-danza sul tema, che si è tenuta a Vigodarzere e che vedrà delle repliche domenica 26 e ovviamente lunedi 27. 

Ecco, invece di fare noi una nostra recensione sull'evento e una riflessione in merito, abbiamo chiesto di farlo ad uno degli attori coinvolti, un nostro compaesano, amico e collaboratore: Francesco Destro, poeta, performer e già apprezzato barone Leonino Da Zara nei recenti eventi di Pontemanco e Bertipaglia.

Grazie a lui e a tutta la compagnia teatrale è stato un sabato sera davvero speciale!

Casalserugo e dintorni


Ricordare l’orrore con la bellezza (e la violenza) dell’arte. Chiedersi, oggi più che mai, dov’è finita la compassione. Dare sfogo all’emozione, offrire nuovi slanci a necessità di riflessione e partecipazione.

Non uno spettacolo, ma un percorso di teatro-danza. Con il supporto del Comune di Vigodarzere (PD), DDT Dna Dance Theatre ripropone il suo “Stück 9828”. A suggello dell’intenzione di replicare dopo il successo del 2018, ecco dunque 8 rappresentazioni in tre giorni di tutto esaurito per adulti e più giovani (solo lunedì, i tre appuntamenti della mattina sono riservati a studenti della scuola secondaria di I° grado). Una grande attenzione e coinvolgimento per questo evento, con più di 500 richieste di partecipazione, che vede impegnarsi con dedizione artistica e civile giovani attori e ballerini sotto la guida di Barbara Ammanati (drammaturgia e regia) e di Elena Bottaretto e Patrick Duncan (coreografie).

Sempre per gli studenti, è stato dedicato un incontro preparatorio all’evento assieme ad alcuni performers, che hanno condiviso con loro sensazioni e difficoltà nello studio della realizzazione artistica. Come entrare nel ruolo di prigioniero deportato? Quali ragionamenti, quali abbandoni, gesti, parole per vestire gli stracci e correre, cadere, urlare?